• di Ottavia Spaggiari
  • Traduzione di Guglielmo Mattioli

Quando si pensa alle balene, uno dei primi posti che vengono in mente è Nantucket, una piccola e pittoresca isola nell’oceano Atlantico, al largo delle coste del Massachusetts, punteggiata di inconfondibili casette in legno e citata da Herman Melville in Moby Dick. Pochi assocerebbero questi maestosi mammiferi marini all’Europa. Eppure, con oltre 17mila specie marine, il Mediterraneo ospita un ecosistema incredibilmente ricco e diversificato, che include migliaia di balenottere comuni e capodogli. 

Peccato che queste popolazioni siano in declino.

Tra il 1951 e il 2011, il Mediterraneo ha perso il 41 per cento dei suoi grandi predatori, tra cui i mammiferi di grandi dimensioni. L’ultimo censimento condotto tra il 2018 e il 2019 dall’Accordo sulla conservazione dei cetacei del mar Nero, del Mediterraneo e dell’area atlantica contigua (Accobams, dall'inglese) ha rilevato circa 3.351 balene nella regione. Si prevede che un nuovo censimento di Accobams, i cui risultati saranno pubblicati quest’anno, registrerà un ulteriore calo della popolazione. Nel frattempo, l’Unione internazionale per la conservazione della natura ha classificato le balenottere comuni e i capodogli come specie in pericolo.

Le collisioni con le navi sono tra le principali cause di morte dei grandi mammiferi marini. Nel Mediterraneo, l'imponente traffico marittimo e la sua scarsa regolamentazione rendono questa minaccia ancora più grave.

Pur rappresentando meno dell’1 per cento della superficie oceanica mondiale, il Mediterraneo ospita il 15 per cento del traffico marittimo globale e non ha ancora introdotto limiti di velocità vincolanti per proteggere l’ecosistema e le balene che lo abitano. Gli esperti temono che questa mancanza di controlli possa portare all’estinzione delle balenottere comuni e dei capodogli.

Un capodoglio ferito non lontano dall'isola di Ponza nel 2023 (per gentile concessione dell'archivio di Oceanomare Delphis)

Nel novembre 2025, un gruppo di giornalisti composto da Clea Skopeliti, Wouter Massink e Federica Rossi, tra i partecipanti alla fellowship di Magma Magazine, ha iniziato a indagare le collisioni mortali tra navi e cetacei nel Mediterraneo, un problema poco raccontato in Europa. Per mesi, i tre fellow hanno intervistato esperti in diversi paesi e analizzato studi e dati. Hanno scoperto che un numero allarmante di navi attraversa alcuni dei principali habitat delle balene nel Mediterraneo senza rallentare. Hanno inoltre realizzato una visualizzazione che mostra come l’intenso traffico marittimo della regione esponga i grandi mammiferi marini al rischio costante di essere uccisi. 

Il gruppo ha poi esteso l’indagine alle misure proposte da attivisti, ricercatori e altri esperti per evitare la scomparsa di queste specie.

Quando una balena muore, le conseguenze si ripercuotono sull’intero ecosistema. Questi mammiferi crescono lentamente e nel corso della loro vita immagazzinano tonnellate di carbonio nei propri corpi, svolgendo un ruolo fondamentale nella mitigazione del cambiamento climatico.

Nell’ambito di questa serie dedicata a mari e laghi sotto pressione, i giornalisti hanno inoltre approfondito nei rispettivi articoli la perdita di specie legata alla pesca eccessiva e al cambiamento climatico. In Spagna, Clea Skopeliti ha visitato il paese di pescatori di L’Estartit e raccontato come la pesca a strascico nelle aree marine protette stia mettendo a rischio il sostentamento dei piccoli pescatori e l’ecosistema locale. In Turchia, Wouter Massink ha documentato la drammatica scomparsa dei laghi a causa del cambiamento climatico, dell’eccessiva cementificazione e dell’agricoltura, e la conseguente minaccia per gli oltre 2 miliardi di uccelli migratori che ogni anno attraversano la regione.

Barche da pesca sul letto prosciugato del lago di Marmara, Turchia, dicembre 2025 (Wouter Massink)

I giornalisti hanno poi raccontato di come alcune comunità si battono per proteggere gli habitat locali dal cambiamento climatico e da altre pressioni legate alle attività umane. In Sicilia, Federica Rossi si è occupata del ruolo fondamentale dei gestori dell’area marina protetta del Plemmirio e delle organizzazioni non governative nella lotta contro la pesca eccessiva (ndr, questo articolo non è ancora stato pubblicato e pertanto non è incluso in questo numero digitale).

Lavorando insieme, oltre i confini nazionali, i Magma fellow 2025-2026 hanno esplorato alcune delle principali sfide che minacciano il Mediterraneo, il più grande bacino idrico d’Europa, e altre riserve d’acqua. Hanno infine esaminato le politiche e le soluzioni sviluppate dalle comunità locali per limitare queste perdite.

Immagine di apertura: il mare delle Baleari, un habitat importante per le balenottere comuni nel Mediterraneo occidentale (Clea Skopeliti)


Questo articolo conclude la serie “Mari e laghi sotto pressione” prodotta nell'ambito della seconda edizione della Fellowship di giornalismo ambientale di Magma.

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