• di Wouter Massink
  • Traduzione di Guglielmo Mattioli

TEKELIOĞLU, Turchia - Per gran parte della sua vita, Ferit Erefe ha visto ogni anno i cieli sopra Tekelioğlu, un villaggio nella valle del fiume Gediz, nella parte occidentale della Turchia, riempirsi di uccelli migratori. Mentre lui e gli altri pescatori perlustravano le acque del vicino lago di Marmara (ndr, da non confondere con il mar di Marmara) in cerca di carpe, stormi di fenicotteri, pellicani e cicogne coloravano lo specchio d’acqua mentre vi si posavano per riposare.

“Le loro ali brillavano come se fossero in fiamme”, ricorda Erefe. “Era un tripudio di colori”.

Il lago, che si estendeva per 45 chilometri quadrati, era molto più di un luogo di sosta per gli uccelli. Sosteneva l’economia locale di Tekelioğlu, attirando visitatori che venivano a remare sulle sue acque e ad avvistare alcuni degli uccelli più rari della zona.

Pescatori sul lago di Marmara, nella Turchia occidentale, verso la metà degli anni 2010 (per gentile concessione di Süleyman Arasan)

Poi l’acqua ha cominciato a scomparire. Nel 2009, il completamento di una diga a monte ha ridotto l’afflusso d’acqua al lago. Negli anni successivi, l’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni hanno sottoposto lo specchio d’acqua a ulteriori pressioni. Fino a che, nel 2021, il lago di Marmara non c’era più. 

Per anni, sul fondo del lago ormai secco sono rimaste barche da pesca in disfacimento, circondate da cardi e sterpaglie. I circa 20mila uccelli che il lago un tempo ospitava sono stati costretti a cercare rifugio altrove.

“Da quando il lago si è prosciugato, non ho più visto uccelli da queste parti”, racconta Erefe nel dicembre 2025. “Niente oche, fenicotteri o anatre”.
Una barca da pesca sul letto del lago di Marmara, dicembre 2025 (Wouter Massink)

La scorsa primavera, però, abbondanti piogge hanno nuovamente riempito alcune parti del lago, con l’acqua che ha raggiunto una profondità di quattro metri. Dopo anni di assenza, alcuni uccelli migratori, tra cui i fenicotteri, sono tornati. La rinascita del lago potrebbe tuttavia avere una breve durata: gli esperti temono che il paese stia entrando in un’era di siccità senza precedenti, mentre un recente rapporto delle Nazioni unite prevede che nei prossimi decenni quasi il 90 per cento della Turchia potrebbe essere a rischio di desertificazione.

Chi si occupa di conservazione ambientale nella zona aveva comunque notato gli uccelli tornare a posarsi sul fondo del lago anche quando era rimasto senz'acqua. “[Alcuni] continuano a tornare in questi laghi prosciugati per riposare. È nella loro memoria”, spiega Dicle Tuba Kılıç, direttrice di Doğa Derneği, un’organizzazione non governativa impegnata nella tutela della biodiversità in Turchia. “Ma non trovano né il cibo che cercano né un ambiente sicuro”.

Una torre per l'avvistamento degli uccelli si affaccia sul lago di Marmara senz'acqua, dicembre 2025 (Wouter Massink).

Il lago di Marmara è solo uno dei tanti specchi d’acqua che si stanno inaridendo in Turchia. Negli ultimi sessant’anni, lo sviluppo economico e agricolo, insieme al cambiamento climatico, ha prosciugato, secondo le stime, 186 dei 240 laghi del paese e oltre 2 milioni di ettari di zone umide. Un fenomeno che ha subito un’accelerazione nell’ultimo decennio.

Questo collasso ecologico minaccia le centinaia di specie di uccelli che migrano passando dalla Turchia. Il paese costituisce infatti il cuore della rotta migratoria afro-eurasiatica, uno dei corridoi migratori più trafficati al mondo, attraversato da oltre 2 miliardi di uccelli ogni anno, nella tarda primavera e in autunno.

Mappa di Wouter Massink, sulla base dei dati del GBIF.org

Queste rotte esistono grazie a una fragile combinazione di correnti d’aria favorevoli e luoghi di sosta ricchi di cibo. Per gli uccelli che attraversano le regioni aride del Medio Oriente e dell’Africa, i numerosi laghi e le zone umide della Turchia rappresentano solitamente il primo o l’ultimo luogo in cui potersi fermare per riposare e alimentarsi. Ma con la scomparsa di queste oasi di verde e acqua, per molti uccelli diventa sempre più difficile portare a termine i lunghi viaggi tra l'Africa e l'Europa.

Secondo un recente studio, più della metà delle specie di uccelli migratori del pianeta è in declino, anche a causa della perdita di habitat. Altri dati mostrano che tra il 1989 e il 2021 la popolazione complessiva di uccelli in Turchia è diminuita di circa il 50 per cento.

“In un certo senso, gli uccelli sono come un barometro”, afferma Mehmet Tavacı, fondatore di “Kanatların İzinde” (“Sulle tracce delle ali”), un’iniziativa per monitorare e proteggere gli habitat degli uccelli in Turchia. 

Quando gli uccelli abbandonano una regione, spesso è in corso un degrado ambientale più ampio: le popolazioni di insetti, la fertilità del suolo e le fonti d’acqua sono probabilmente già state compromesse. A sua volta, la perdita di avifauna accelera ulteriormente il declino ecologico, perché gli uccelli svolgono un ruolo fondamentale nel controllo dei parassiti e nella dispersione dei semi.

Una veduta del lago di Marmara senz'acqua, dicembre 2025 (Wouter Massink)

Con l’inaridirsi delle zone umide turche, secondo Kılıç, gli uccelli si stanno concentrando sempre più nei pochi laghi rimasti, con meno spazio a disposizione per riprodursi e una maggiore esposizione a minacce come il bracconaggio. Nell’Anatolia centrale, per esempio, afferma Kılıç, l’unico luogo in cui i fenicotteri possono attualmente riprodursi è il lago Tuz, il secondo lago più grande della Turchia.

Gran parte dell’acqua dei principali affluenti del lago è stata deviata verso le vaste aree agricole circostanti, trasformando il lago Tuz, che si estende per 1.665 chilometri quadrati, in una trappola mortale stagionale. Durante le siccità estive sono diventate ormai comuni le immagini strazianti di fenicotteri adulti e pulcini che muoiono in massa lungo le sue rive asciutte.

Che vengano prosciugate direttamente dall’irrigazione, come nel caso del lago Tuz, o private dell’acqua dalle dighe a monte, come nel caso del lago di Marmara, entrambe le zone umide rientrano in un fenomeno più ampio legato all’insaziabile settore agricolo turco, settimo a livello mondiale. Il settore consuma quasi quattro quinti delle risorse di acqua dolce del paese e, insieme alla domanda nazionale di energia idroelettrica, ha contribuito a triplicare il numero di dighe e bacini artificiali, portandolo a oltre 1.700 durante gli oltre vent’anni al potere del presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Altri rifugi nel paese non se la passano molto meglio, sebbene i motivi siano diversi. Nel bacino del lago Seyfe, a circa cento chilometri dal lago Tuz, negli ultimi anni sono state approvate più di cento licenze per attività minerarie, nonostante l’area sia protetta dalla Convenzione internazionale di Ramsar. Così, quando nel 2025 le precipitazioni sono scese ai livelli più bassi degli ultimi 65 anni, il lago, che un tempo ospitava una popolazione di oltre 200mila fenicotteri, si è praticamente trasformato in una distesa arida.

Più a sud, a pochissima distanza dal confine con la Siria, anche la zona umida protetta di Milleyha, uno degli habitat per l’avifauna con la maggiore biodiversità della Turchia, è stata gravemente colpita dalla crescente pressione delle attività umane. Tra queste ci sono i detriti scaricati illegalmente dopo i terremoti del 2023, che rischiano di compromettere un santuario situato in una regione già segnata dai conflitti.

Ad aggravare questi problemi c’è il cambiamento climatico, che incide ulteriormente sulla disponibilità d’acqua dei laghi. Il rapido aumento delle temperature e la diminuzione e maggiore irregolarità delle precipitazioni sottopongono le risorse idriche rimaste a ulteriore pressione, spiega Levent Kurnaz, direttore del Centro per gli studi sul cambiamento climatico dell’Università Boğaziçi.

“Il cambiamento climatico riduce direttamente l’apporto d’acqua che alimenta i laghi e, indirettamente, aumenta la pressione su di essi rendendo le persone più dipendenti dall’acqua [rimasta]”, dice Kurnaz.
Ferit Erefe accanto a un'imbarcazione che giace sul letto senz'acqua del lago di Marmara nel dicembre 2025 (Wouter Massink)

Allo stesso tempo, i laghi artificiali creati dalle dighe a monte non possono sostituire quelli naturali, spiega Kılıç. I laghi endemici della Turchia sono generalmente poco profondi e hanno superfici molto estese che permettono alla luce solare di penetrare in profondità, favorendo un ecosistema unico di flora e fauna acquatiche. I loro ampi bacini sono generalmente circondati da vaste zone cuscinetto costituite da prati pianeggianti e da terreno soffice, che offrono abbondanti aree dove gli uccelli possono alimentarsi e riprodursi. I bacini artificiali delle dighe, al contrario, vengono realizzati in valli ripide e sono delimitati da barriere rigide di cemento e roccia.

Kılıç cita come esempio il gobbo rugginoso, una specie di anatra minacciata: “Questi uccelli si nutrono di plancton e di altre creature che vivono nelle acque fangose e ricche di vegetazione in fondo al lago. Ma in una diga la profondità raggiunge i 50 o i 100 metri: l'ecosistema non è lo stesso e la temperatura dell’acqua cambia”.

Nonostante il quadro preoccupante, la società civile turca è riuscita a fermare alcuni progetti che avrebbero messo a rischio i laghi del paese. Nel 2024, alcuni gruppi locali impegnati nella tutela ambientale hanno vinto una causa contro il tentativo di un ente statale di destinare il letto prosciugato del lago di Marmara all’agricoltura. Nella sentenza, il tribunale ha sottolineato esplicitamente l’importanza della zona umida nel contesto della crisi climatica globale. Ora, il governatorato locale intende far rinascere il lago di Marmara portandovi acqua da una catena montuosa.

L'avvocato ambientalista Yıldıray Çıvgın ha fatto ritorno qualche anno fa nella sua provincia di origine per proteggere le aree naturali di questa zona (Wouter Massink).

“Tutte le persone con cui abbiamo parlato dicono che è davvero impossibile”, racconta Yıldıray Çıvgın, un avvocato ambientalista che segue diverse cause legate al lago di Marmara, tra cui quella relativa alla recente proliferazione di cave di sabbia lungo i suoi affluenti. “Come dicono loro: ‘Non si può riempire un lago trasportando acqua’”.

Anche se il lago è rimasto arido per circa cinque anni, Çıvgın crede ancora che un giorno possa tornare a vivere. “Potrebbe essere come cercare di curare un paziente che è già morto?”, si chiede. “Non vogliamo davvero crederlo”.

Eppure, come dimostrano le recenti piogge, anche un'ipotesi così remota potrebbe rivelarsi possibile.

Immagine di apertura: Cicogne fanno ritorno al lago di Marmara senz'acqua (per gentile concessione di Süleyman Arasan).


Questo articolo fa parte della serie “Mari e laghi sotto pressione” prodotta nell'ambito della seconda edizione della Fellowship di giornalismo ambientale di Magma.

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