Inizia un nuovo anno ed è tempo di bilanci e assestamenti qui a Magma. Il 2025 è stato un anno di traguardi importanti: la conclusione della prima edizione della nostra fellowship, la realizzazione del primo numero cartaceo, un nuovo gruppo di fellow di cui presto ti racconteremo. Il nuovo anno porta invece con sé una novità per le nostre newsletter: mentre Lapilli rimarrà a cadenza regolare (ogni primo venerdì del mese), da febbraio Lapilli+ diventerà un’edizione straordinaria che occasionalmente verrà inviata a tutti. Cancelleremo dunque la membership a pagamento. Per continuare a sostenerci, potrai comunque fare una donazione via PayPal, diventare nostro socio o ordinare una copia dell’edizione annuale del nostro magazine (per sapere come fare, scrivici a info@magma-mag.net). Per celebrare il lavoro svolto nell’ultimo anno, in fondo a questa newsletter troverai elencate le cinque edizioni di Lapilli+ che hanno avuto il tasso di apertura più alto. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito e a chi ci ha offerto il proprio sostegno.

Ma veniamo a quello che più ci ha colpito del mese che si è appena concluso. Partiamo dalle alluvioni che a metà dicembre hanno interessato il Marocco per poi concentrarci sulle montagne che circondano il bacino del Mediterraneo e che si preparano a ospitare le olimpiadi invernali 2026. Dagli impianti sciistici fantasma sulle Alpi francesi passiamo alle foreste di abeti greci che nel Peloponneso stanno venendo decimate da un insetto dell’ordine dei coleotteri. Andiamo dunque nel sud del Libano dove armi e bulldozer israeliani hanno distrutto un’area boschiva ricca di biodiversità per poi spostarci su tematiche più marine come la riscoperta in cucina di quelle piante che vivono nei terreni con un’alta salinità, come zone umide o lagune, e alcuni simpatici avvistamenti di foca monaca sul litorale adriatico. Buona lettura e buon anno!

Marocco tra siccità e alluvioni. Lo scorso 14 dicembre piogge intense si sono abbattute sulla costa atlantica del Marocco causando inondazioni improvvise e allagamenti. La situazione più grave si è registrata a Safi, circa 300 chilometri a sud della capitale Rabat, dove hanno perso la vita almeno 37 persone. Il paese viene da una siccità durata sette anni, che ha reso il terreno più duro e ridotto la capacità di assorbire grandi quantità di piogge concentrate in poche ore. Le precipitazioni sono poi proseguite fino alla fine dell'anno: se da un lato hanno contribuito a migliorare la situazione delle riserve idriche, in alcune zone crescono le preoccupazioni per i possibili danni all'agricoltura.

Gli impatti delle olimpiadi invernali. Dal 6 al 22 febbraio si terranno tra Veneto, Trentino Alto Adige e Lombardia le olimpiadi invernali 2026. Con l’avvicinarsi dell’evento e un dicembre con temperature sopra la media, non sono mancate le polemiche sugli impatti delle strutture e dell’innevamento artificiale previsti per lo svolgimento delle gare. In un recente articolo, Altreconomia si concentra in particolare sugli effetti sul paesaggio, mettendo a confronto immagini satellitari dei luoghi in cui sono state realizzate piste e infrastrutture, prima e dopo gli interventi: dalla pista da bob di Cortina al nuovo stadio del biathlon ad Anterselva, in provincia di Bolzano; dalla costruzione dell’Arena a sud di Milano ai lavori di ammodernamento della cabinovia di Livigno. E proprio a Livigno, evidenzia il mensile, l’impianto del bacino di innevamento artificiale ha rimodellato la sagoma naturale del monte Sponda con sbancamenti che hanno interessato un’area di oltre tre ettari. Di per sé, sottolineano i critici, l’innevamento artificiale richiede grandi quantità d’acqua, elevati consumi energetici e va ad alterare suolo ed ecosistemi, anche se gli operatori del settore minimizzano.

Impianti sciistici fantasma. Spostandoci sulle Alpi francesi, un recente articolo del Guardian solleva i dilemmi sul presente, passato e futuro di oltre 186 impianti sciistici che hanno chiuso i battenti lasciando le proprie strutture in disuso a puntellare le montagne nel sud della Francia. Un fenomeno destinato ad aumentare visto che il riscaldamento globale sta spostando lo zero termico sempre più in alto. Quale futuro dunque per le migliaia di skilift e altre strutture sciistiche a quote in cui la neve non è o non sarà più una costante? A Céüze, tra i 1.500 e i 2mila metri sopra il livello del mare, la stazione sciistica ha cessato di essere in uso nel 2018, dopo 85 anni di attività. Nevicate discontinue hanno reso economicamente insostenibile andare avanti. “Ci costava di più tenerla aperta che chiuderla per la stagione”, ha detto al Guardian Michel Ricou-Charles, presidente della comunità dei comuni di Buëch-Dévoluy. “Abbiamo valutato l'utilizzo della neve artificiale, ma ci siamo resi conto che avrebbe soltanto ritardato l'inevitabile”, ha proseguito. Prendendo spunto dal caso di Céüze, dove a differenza di altri posti le operazioni di smantellamento della stazione sciistica sono iniziate a novembre 2025, l’articolo si interroga su cosa fare con questi relitti di uno stile di vita che ormai non c'è più: lasciare che la natura si riprenda le montagne o preservare l'identità dei luoghi come li abbiamo conosciuti anche se non più attuale?

Abeti greci sotto attacco. Sopravvissute agli incendi devastanti delle ultime estati, le foreste di abeti greci del Peloponneso stanno venendo decimate da un insetto che si annida nella loro corteccia. Nel monitorare gli impatti dei roghi sulle aree boschive della regione, il ricercatore Dimitrios Avtzis dell’Istituto di ricerca forestale dell’Organizzazione greca per l’agricoltura Demeter, ha osservato intere distese di abeti cambiare colore, per poi seccarsi e morire, come si vede negli scatti del fotografo Ugo Mellone (che ringraziamo anche per la foto di copertina) recentemente pubblicati sul Guardian. Secondo Avtzis, gli abeti, indeboliti da siccità, falde acquifere ridotte al minimo e incendi, si sono arresi senza porre particolare resistenza all’attacco del coleottero della corteccia. “Stiamo osservando dinamiche simili in paesi come la Spagna”, afferma Avtzis. “Il sud dell’Europa potrebbe essere più vulnerabile”. Questi insetti vanno a danneggiare i sistemi che trasportano acqua e sostanze nutritive sotto la corteccia esterna dell’albero. Una volta insediati, il loro numero può rapidamente aumentare, soprattutto se gli alberi sono già deboli o sotto stress.

Sui monti del Peloponneso, vaste distese di abeti greci stanno cambiando colore e morendo a causa di un coleottero della corteccia. A rendere gli alberi meno resistenti agli appetiti dell’insetto potrebbero aver contribuito siccità prolungate e incendi boschivi (Ugo Mellone).

Foreste bombardate. Nel sud del Libano, al confine con Israele, la foresta di Harj al-Raheb è stata quasi completamente distrutta dalle operazioni militari israeliane. Sedici ettari, un tempo protetti per il loro valore ecologico e culturale, sono stati ridotti a fantasmi di loro stessi da un anno di bombardamenti, incendi e uso di fosforo bianco, sommati agli attacchi che sono proseguiti nonostante il cessate il fuoco del novembre 2024. I bulldozer israeliani hanno ulteriormente contribuito a cancellare quel che rimaneva di un ecosistema che un tempo sosteneva biodiversità e comunità locali, lasciando dietro di sé un paesaggio degradato e altamente contaminato. Prima della guerra, l’area era un importante corridoio per molti uccelli migratori in volo tra il nord e sud del mondo. Dopo due anni di distruzione e bombe al fosforo, una valutazione completa degli impatti sulla fauna selvatica non è ancora stata fatta, anche se, lo scorso ottobre, l’Unione internazionale per la conservazione della natura ha adottato una mozione per il ripristino degli ecosistemi libanesi colpiti dalla guerra, senza però indicare responsabilità o cause precise dei danni (Al Jazeera).

Alla riscoperta delle piante alofite. Nella laguna intorno a Venezia un gruppo di cuochi, agronomi e artisti sta sperimentando la coltivazione di piante alofite, specie che crescono nelle zone di confine tra terra e mare dove il suolo è naturalmente più salato. La maggior parte delle colture agricole tradizionali tollera concentrazioni di sale fino a circa l'1,2 per cento, ma con l’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle temperature e periodi di siccità sempre più lunghi, sempre più terreni vedranno aumentare la loro salinità. 

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura, circa il 10 per cento della superficie terrestre è già interessata da fenomeni di salinizzazione e questa percentuale potrebbe raggiungere tra il 24 e il 32 per cento con l’aggravarsi della crisi climatica. In questo senso, piante alofite come salicornia, agretti e portulaca, che naturalmente vivono in ambienti con concentrazioni di sali superiori all’1 per cento, potrebbero venire in aiuto. “Ogni chef sa che ogni volta che cambia sede, deve adattarsi al nuovo luogo e ai nuovi prodotti agricoli”, ha detto al Guardian lo chef, Donato Ascani. “Allo stesso modo, dovremo adattarci anche ai cambiamenti climatici: ci adatteremo a ciò che la natura ci offrirà”.

Salicornia (Onda Colossal via Unsplash)
Allevamenti fantasma in Grecia. Ne abbiamo parlato nella prima Lapilli+ del 2025, ma nell’arco di quest’anno le operazioni di smantellamento degli allevamenti di pesce fantasma da parte della fondazione olandese Healthy Seas lungo le coste greche non si sono fermate. Un recente video di DW Planet A ci racconta la rimozione di varie strutture in disuso nelle acque di Methana, nel golfo Saronico, avvenuta lo scorso novembre. Il problema degli allevamenti fantasma è particolarmente diffuso in Grecia, secondo paese per produzione di orate e branzini nel Mediterraneo dopo la Turchia, ma può essere riscontrato anche in altre zone del mondo dove l'acquacoltura si è espansa rapidamente in luoghi remoti in mancanza di regole chiare o di effettivi controlli.

Foca monaca in Adriatico. Chiudiamo questa prima newsletter dell’anno con alcuni video che immortalano dei simpatici esemplari di foca monaca sul litorale adriatico mentre si dirigono in acqua. Questa specie, che fino a qualche tempo fa sembrava sull’orlo dell’estinzione, è in ripresa in molte aree del Mediterraneo come abbiamo raccontato nel numero di marzo 2025 di Lapilli+ realizzato con foto e testi tratti dal libro fotografico “Out of the blue” del progetto The Wildline. Nell’ultimo mese la foca monaca è stata vista godersi le spiagge finalmente senza turisti nei dintorni di Ravenna in Emilia Romagna e a Numana nelle Marche.

1) Può questa foresta in Friuli-Venezia Giulia offrire un modello per la gestione delle risorse naturali? (febbraio 2025)

2) Di tuniche ed elefanti: il clima ai tempi degli antichi Romani (aprile 2025)

3) La Grecia ha un problema con gli allevamenti ittici fantasma: questa fondazione si sta adoperando per trovare soluzioni (gennaio 2025)

4) Raccontare il cibo che cambia, un prodotto alla volta (giugno 2025)

5) Quale futuro per la piccola pesca nell’Europa mediterranea? (luglio 2025)

GUIA BAGGI
Giornalista indipendente, scrive di ambiente e nello specifico della relazione tra l’uomo e il mondo che lo circonda. Negli ultimi anni si sta concentrando sugli impatti che i cambiamenti climatici e altre crisi ambientali hanno sull'area mediterranea – ma anche su iniziative legate all'adattamento. Per questo ha ideato e co-fondato Magma.

Grazie per aver letto fino a qui. Ci vediamo a febbraio o prima con l'ultimo numero Lapilli+ (per come la conosciamo).

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