• di Guia Baggi
  • Questo articolo è uscito su Scuba Diving Magazine il 3 agosto 2022.
  • Nel frattempo anomalie termiche sempre più ampie e prolungate amplificano gli effetti degli impatti delle attività umane sull’ambiente marino, sottolinea Carlo Cerrano, professore di Zoologia all'Università politecnica delle Marche e responsabile dell'associazione italiana affiliata alla Reef Check Foundation, spesso menzionata nell'articolo qui sotto. "Monitorare i cambiamenti è il più importante strumento che abbiamo per meglio comprendere cosa sta capitando e per supportare lo sviluppo di piani di conservazione e gestione adeguati da parte delle istituzioni".
  • Da inizio 2023 è inoltre online il database ClimateFish, uno dei protocolli citati nell'articolo, dove è possibile scaricare i dati raccolti nel corso di numerose campagne di campionamento effettuate nel mar Mediterraneo relative alla presenza delle 15 specie ritenute possibili indicatori di cambiamento climatico.

USTICA, Italia — Un martedì di inizio agosto, Tatiana Geloso si tuffa a Piramidi, un sito subacqueo vicino alla punta sud-ovest di Ustica. Solitamente si immerge in questo punto dell'isola di roccia vulcanica a circa 67 chilometri a nord di Palermo, per salutare Max, un'enorme cernia bruna. Ma questo martedì l'esperta istruttrice subacquea è in missione per raccogliere dati su quali pesci nuotano in quest'area mentre la temperatura dell'acqua raggiunge il suo apice annuale.

Nell'ambito del progetto Climate Fish, citizen scientist annotano su una tavoletta quanti pesci incontrano per ognuna delle specie target (Courtesy of Manuela Tuccella/Mpa Engage).

Il mar Mediterraneo si sta riscaldando più velocemente dell'oceano globale, spingendo i pesci a cambiare le latitudini e le profondità che chiamano casa per rimanere in un ambiente confortevole. In alcuni casi si tratta di tropicalizzazione, come quando specie tropicali non autoctone si fanno strada attraverso il canale di Suez costruito dall'uomo e si acclimatano in un Mediterraneo sempre più caldo. Poi c'è la meridionalizzazione, che vede i pesci che prima vivevano nelle acque meridionali, e dunque più calde, del Mediterraneo espandersi verso nord, man mano che il mare si surriscalda.

Un esempio su tutti, il pesce pappagallo.

"Dieci anni fa, qui non c'erano pesci pappagallo", dice Geloso. Questo erbivoro risiede solitamente nel Mediterraneo meridionale e nell'Atlantico orientale, dal Portogallo al Senegal. Nelle ultime una o due decadi, la sua presenza si è estesa verso nord, in aree come le coste di Ustica, dove i subacquei lo avvistano con sempre maggiore frequenza. È uno dei tanti cambiamenti che Geloso non si aspettava di vedere in una vita, tanto meno in circa 28 anni di immersioni.

Questi spostamenti e le invasioni di specie non autoctone possono influenzare gli ecosistemi locali, in alcuni casi trasformando e riducendo la biodiversità sottomarina. Con tutto il mar Mediterraneo da scrutare per rilevare questo e altri segnali di cambiamento, i ricercatori della regione stanno collaborando con i subacquei come Geloso per raccogliere dati.

"La citizen science nasce tanto tempo fa in ambito terrestre per aiutare i ricercatori nell'osservazione delle rotte migratorie degli uccelli", spiega Carlo Cerrano, professore di Zoologia all'Università politecnica delle Marche e responsabile dell'associazione italiana affiliata alla Reef Check Foundation, un'organizzazione internazionale che aiuta i citizen scientist a raccogliere dati sott'acqua.

Collezionare abbastanza osservazioni nel mare o nel cielo per poter arrivare a una qualche conclusione significativa richiede molti occhi che coprano una vasta area geografica per un lungo periodo di tempo. I ricercatori spesso non hanno le risorse necessarie per farlo, quindi i non addetti ai lavori possono aiutare a colmare questo vuoto. "In acqua siamo ancora molto indietro", afferma Cerrano. "Non abbiamo un'idea precisa della distribuzione degli organismi".

Programmi come Mpa Engage (ndr, ormai concluso), Sea Sentinels e Reef Check incoraggiano i volontari a raccogliere dati sulla distribuzione delle specie e altri parametri legati al cambiamento climatico nelle aree marine protette (Amp o Mpa dall'inglese) del Mediterraneo. Oggi ci sono almeno 26 centri di immersione solo in Italia e 27 istruttori e formatori a Malta, in Croazia e in Spagna, pronti a sostenere coloro che vogliono contribuire alla scienza attraverso eventi di formazione e rilevamento.

Le rilevazioni vengono fatte a diverse profondità (Courtesy of Cristian Pellegrini/Mpa Engage).

Il diving center di Geloso, Mare Nostrum, è uno dei centri di immersione mediterranei che hanno accolto fin da subito con entusiasmo questo tipo di partnership scientifiche, incoraggiando i subacquei ricreativi a effettuare censimenti visivi per progetti di ricerca spagnoli e italiani. È stato nel centro di immersioni di cui era precedentemente proprietaria, alle isole Pelagie, un arcipelago molto più vicino al cuore del Mediterraneo rispetto a Ustica, che Geloso ha iniziato a incontrare specie che non dovrebbero nuotare nel canale di Sicilia. Per prima cosa, ha avvistato il granchio corridore atlantico, una specie invasiva non autoctona. Poi è stata la volta del pesce coniglio e del pesce trombetta, entrambi pesci tropicali originari dell'Indo-Pacifico. Parlando di questi avvistamenti agli scienziati marini che lavoravano sull'isola, Geloso si è resa conto dei grandi cambiamenti senza precedenti a cui stava assistendo sott'acqua.

A Piramidi, si immerge con una tavola e una matita subacquea per monitorare l'avanzamento di 15 specie identificate in questo articolo di Frontiers in Marine Science del luglio 2022 come "indicatori del cambiamento climatico". Vedere creature come il pesce pappagallo, fuori dal loro areale abituale, potrebbe infatti aiutare i ricercatori a seguirne l'espansione verso nord.

Ma la validità dei dati raccolti si basa molto sulla capacità dei volontari di identificare correttamente le specie. Una tesi di laurea incentrata proprio su questo tipo di censimento visivo, ha concluso che, in genere, solo nel caso di quelli raccolti da subacquei molto esperti - come Geloso - o assistiti, si tratta di dati scientificamente accurati.

"I dati raccolti attraverso la citizen science possono essere scientificamente validi se i volontari sono adeguatamente formati", afferma Cerrano di Reef Check. I subacquei possono ottenere questa formazione attraverso i programmi offerti dalle divisioni europee di Padi e Divers Alert Network (Dan). Oltre all'identificazione dei pesci, questi programmi insegnano ai subacquei i protocolli utilizzati da Reef Check o quelli messi a punto da Mpa Engage, un progetto di ricerca sul cambiamento climatico guidato dall'Istituto di scienze marine (Icm) del Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo (Csic) conclusosi nel 2022. Oltre al censimento visivo dei pesci indicatori dei cambiamenti climatici, altri protocolli mirano invece a tener traccia degli eventi di mortalità di massa o a monitorare lo stato di salute di quelle forme di vita che vivono vicino al fondale.

"Reef Check coinvolge centinaia di subacquei in tutto il Mediterraneo", afferma Cerrano, che utilizza i dati scientificamente validati per popolare una mappa della distribuzione delle specie e alimentare un database europeo della biodiversità marina.

Tornata in ufficio, Geloso scatta una foto di quanto annotato sulla scheda durante l'immersione. Si collega al profilo del suo centro di immersioni su Observadores del Mar, una piattaforma online gestita dal Csic, e inserisce i dati delle sue osservazioni. Non appena un team di scienziati li convaliderà, la sua segnalazione apparirà sulla mappa del progetto Climate Fish presente nella piattaforma. Inoltre, verrà inserita in una mappa completa che illustra tutte le 16.875 osservazioni effettuate dal 2012 da quasi 3.800 collaboratori per 16 progetti diversi (ndr, a oggi il sito registra oltre 22mila segnalazioni, 5.475 contributori e 17 progetti scientifici). Il centro immersioni di Geloso ne ha caricate 70 solo nel 2020. Oltre a contribuire all'individuazione precoce dell'arrivo e della diffusione di nuove specie, questo tipo di informazioni può anche aiutare a calcolare gli indici dello stato di salute delle aree costiere, soprattutto delle aree marine protette.

Oltre a Climate Fish, i citizen scientist possono cimentarsi nella raccolta di dati per molti altri progetti di monitoraggio (Courtesy of Manuela Tuccella/Mpa Engage).

A Portofino, un'altra Amp molto più a nord rispetto a Ustica, un gruppo di centri di immersione ha costituito una rete senza scopo di lucro, il Reef Alert Network che, tra le altre cose (ndr, come il recupero delle reti da pesca abbandonate), si occupa di formare i subacquei nella raccolta dei dati. "Invitiamo i subacquei a immergersi con uno scopo", dice Bruno Borelli, proprietario del Portofino Divers, un centro che partecipa all'iniziativa. "Dopo che abbiamo iniziato a proporre questo tipo di attività, anche altri centri subacquei che non appartengono alla nostra rete si sono messi a farlo".

L'interesse, secondo lui, non manca: "Quando si va sott'acqua con uno scopo, ci si diverte senz'altro di più".


Immagine in alto: con l'aiuto dei citizen scientist i ricercatori possono avere un'idea migliore della distribuzione delle specie (Courtesy of Manuela Tuccella/Mpa Engage).


Ndr: Questo articolo fa parte della serie "I nuovi abitanti del nostro mare" e vuole offrire una sorta di anteprima del magazine che abbiamo in mente. Se vuoi restare aggiornato sull'evoluzione del nostro progetto, iscriviti a Lapilli.

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