Sulle pendici della Sierra Nevada, nel sud della Spagna, un sistema medioevale di irrigazione rallenta lo scorrere dell’acqua da più di un millennio. Lo storico e archeologo del paesaggio José María Martín Civantos ci aiuta a capire l’importanza delle acequias, un’antica tecnica idraulica che ancora oggi costituisce un esempio di armonia tra attività umana e ambiente naturale.

Un’acequia vista dall’alto. L'apertura delle porticine di metallo dislocate lungo il canale permette di bagnare i campi circostanti. Secondo l’agricoltura tradizionale della Sierra Nevada, inondare in modo controllato i terreni, oltre a irrigare le coltivazioni, consente all’acqua di penetrare nel sottosuolo e infiltrarsi nelle falde acquifere, o negli spazi fra le rocce, per poi riemergere più a valle (MeMoLab).

In una regione arida come quella andalusa, i nevai della Sierra Nevada immagazzinano in media circa 750 miliardi di litri d’acqua ogni anno, tra neve e pioggia. Il massiccio contiene la vetta più alta della penisola iberica, il Mulhacén, che arriva a 3472 metri, ed è una fonte di acqua preziosa in un contesto, come quello spagnolo, dove i periodi di siccità estrema e le alterazioni dei cicli idrologici sono sempre più frequenti, vista la crisi climatica in corso. Qui le acequias, un antico sistema di canali in grado di rallentare il naturale scorrere dell’acqua giù da un versante, hanno la doppia funzione di irrigare i terrazzamenti sulle pendici della Sierra Nevada e far infiltrare l’acqua nel terreno arido della montagna, per ‘ricaricare’ fonti e ruscelli a valle. Ancora oggi esistono oltre 550 chilometri di acequias ad alta quota, dette de careos, nella zona condivisa dalle province di Granada e Almería.

In blu sono evidenziate le acequias nell’area della Sierra Nevada di cui si vedono i nevai in bianco al centro. L’area urbanizzata in bianco in basso a destra è quella che viene chiamata "mare di plastica", El Ejido, per l'alta concentrazione di serre che si estende lungo la costa di Almería in cui si produce in maniera intensiva frutta e verdura che viene consumata in Spagna ed esportata in tutta Europa (Fonte: regadiohistorico.es).

Grazie a queste infrastrutture che risalgono al Medioevo e sono ancora parte integrante del paesaggio della Sierra Nevada, l’acqua che si scioglie sopra i 2000 metri continua ad abbeverare villaggi, coltivazioni e pozzi naturali. Mantenere le canalizzazioni esistenti e recuperare quelle in disuso potrebbero avere un impatto fondamentale per il paesaggio e i corsi idrici che nascono dalla Sierra, come riportato da vari media internazionali (The New York Times; Bbc) e accennato nei Lapilli di agosto. Un argomento che anch'io sto approfondendo da tempo, poiché i cambiamenti che avvengono nella Sierra Nevada potrebbero servire da monito per altri sistemi montuosi europei, come le Alpi e i Pirenei. Così sono entrato in contatto con José María Martín Civantos.

JOSÉ MARÍA MARTÍN CIVANTOS: Professore del dipartimento di Storia medioevale e Scienze e tecniche storiografiche dell’Università di Granada, dirige il MeMoLab, un laboratorio di archeologia bioculturale che studia i processi storici legati all'uso delle risorse naturali e alla trasformazione dell'ambiente in Europa e nel Mediterraneo, con lo scopo di conservare e promuovere le aree rurali.

Professor Civantos, che cos'è una “acequia” e da dove deriva questo nome?
Una "acequia" è un canale scavato nel terreno per far scorrere l’acqua. Nella maggior parte dei casi sono realizzate modellando il suolo, ma a volte possono essere rivestite in pietra o persino in malta. Servono per trasportare l'acqua e portarla nei luoghi dove è necessario irrigare, che è l'uso più comune. In alcuni casi specifici, vengono utilizzate anche per il ricaricamento delle falde acquifere, e in questo caso si chiamano "acequia de careo".

Il termine "acequia" deriva dall'arabo "al-sāqiyah" ed è una traduzione quasi letterale dall'arabo allo spagnolo, che vuol dire "canalizzazione idrica". Nella penisola iberica questo sistema si inizia a sviluppare nel periodo islamico di Al Andalus, a partire dall’VIII secolo dopo Cristo, quando intere famiglie di contadini cominciano ad arrivare dalla penisola araba, da quelli che sono oggi Yemen, Siria ed Egitto.

Nei secoli successivi, durante la colonizzazione spagnola del continente americano, questo termine si è diffuso anche in alcune zone dell’America Latina, così come in alcune aree della Bassa e Alta California e dell'Arizona, soggette alla colonizzazione spagnola. In Messico, Perù, Ecuador e dove c'erano già sistemi di irrigazione consolidati, quelli coloniali sono andati a soppiantare o a integrarsi con quelli preesistenti.

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