In quest’ultimo numero di Lapilli+ (almeno così come l’abbiamo conosciuta finora), ti portiamo in Grecia, sull’isola di Skyros, dove i pochi esemplari rimasti di cavallo skyriano affrontano un futuro incerto. Alcuni dei loro sostenitori più appassionati stanno valutando se il rewilding (un approccio alla conservazione che mira a ripristinare habitat e processi ecologici, lasciando che la natura torni a fare il suo corso con un intervento umano minimo) possa offrire a questa piccola popolazione di pony migliori possibilità di sopravvivenza, rendendo allo stesso tempo l'isola più resiliente alla crisi climatica.

Ringraziamo Francesca Norrington per averci proposto questa storia, così come i molti scrittori e giornalisti che continuano a contattare Magma in cerca di una casa per i propri lavori. L’augurio è che quest’anno possa portare maggiori risorse per produrre più articoli e reportage che mettano in luce gli sforzi per costruire un Mediterraneo più resiliente.

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Skyros Town o Chora, sull’isola greca di Skyros. L'isola ospita la maggior parte dei cavalli skyriani rimasti al mondo (ottobre 2025, Francesca Norrington).

In un pomeriggio soleggiato e battuto dal vento sull’isola greca di Skyros, Amanda Simpson tiene fermo uno dei suoi cavalli skyriani (Equus caballus skyriano) più anziani, Merika, 32 anni, mentre il maniscalco Tassos Skyllas le pareggia gli zoccoli. Intanto che Skyllas lavora, Simpson e io parliamo della salute dei suoi cavalli, delle loro esigenze quotidiane di cura e della crescente frustrazione per ciò che li aspetta. I fondi sono limitati e le giornate piene, lasciando il futuro del cavallo skyriano sempre più incerto.

L’approccio di Simpson alla cura dei cavalli si è formato in anni di contatto ravvicinato con questa specie di pony selvatico, tipica di quest’isola e a rischio di estinzione: imparare la loro storia genetica, riconoscere i segni distintivi e monitorare in dettaglio il loro comportamento.

“Reintrodurre lo skyriano può ricreare un habitat selvatico ricco di biodiversità”, dice Simpson. “Tutti noi che ci occupiamo dei cavalli skyriani, o che siamo coinvolti nella loro cura, siamo motivati a farli tornare nel loro habitat selvatico”.

Il cavallo skyriano - o pony, secondo alcuni abitanti dell’isola - si ritiene sia stato portato a Skyros dai coloni ateniesi nel V secolo a.C., sebbene le sue vere origini restano incerte. La sua piccola statura e forza lo rendono adatto alla raccolta, alla trebbiatura dei cereali e al trasporto d’acqua dai pozzi. Col tempo, la popolazione si è adattata alle dure condizioni dell’isola. Il loro sistema digerente permette loro di sopravvivere con paglia ruvida, generando calore nei mesi ventosi e freddi. La loro taglia, le articolazioni flessibili e il torace stretto li rendono agili sui terreni montuosi.

Un vecchio mulino a vento a Skyros. Il cavallino skyriano un tempo veniva impiegato nella vita agricola dell’isola (Francesca Norrington).

Oggi, questi pony sono in declino, con stime che collocano la popolazione globale poco sotto i 300 esemplari, sebbene il numero esatto sia incerto. La maggior parte si trova a Skyros, nelle fattorie di Simpson e di Manolis Trachanas. Altri esemplari sono poi sparsi sull’isola e all’estero, tenuti in contesti domestici grazie alla somministrazione di integratori alimentari.

I cavalli sopravvivono grazie a una gestione attiva. Tuttavia, questa gestione impedisce loro di diventare autosufficienti. Inoltre, la specie è limitata allo spazio fisico disponibile nelle fattorie di Simpson e Trachanas.

Simpson desidera reimmettere il cavallo skyriano nei suoi habitat originari, quelli sul monte Kochilas. “Vorrei continuare ad allevarli, ma non ho terreno sufficiente: sono limitata dalle infrastrutture che posso mettere loro a disposizione”, dice. “[L’obiettivo] è lavorare con un habitat naturale per aumentare la biodiversità reintroducendo una specie nativa, dando allo skyriano una migliore qualità della vita e un senso di selvaticità, alleviando allo stesso tempo la pressione su chi alleva i cavalli in contesti domestici”.

Ciò che Simpson ha in mente è ciò che alcuni definirebbero rewilding.

Amanda Simpson con le sue due giumente più anziane (Francesca Norrington)

Sophie Monsarrat, responsabile dei paesaggi per l’organizzazione ambientale Rewilding Europe, descrive il rewilding come capire ciò che è necessario per favorire un ecosistema più resiliente, piuttosto che un nostalgico ritorno al passato.

“C’è un equilibrio della natura molto complesso che vogliamo preservare per creare resilienza verso futuri cambiamenti ambientali”, spiega Monsarrat. La missione dell’organizzazione non è proteggere razze di cavalli specifiche o singole specie, ma ripristinare gli habitat attraverso il rewilding. “I cavalli, tuttavia, sono una componente importante”, aggiunge. “Fanno parte di un sistema che rende la natura più resiliente”.

Dal 2011, Rewilding Europe lavora per ricostituire le popolazioni di erbivori selvatici e semi-selvatici nei paesaggi oggetto di rewilding, studiando attentamente ciò di cui ogni ecosistema ha bisogno per riguadagnare resilienza, diversità e ricchezza ecologica. Piuttosto che seguire un unico modello, il processo varia a seconda del paesaggio, a volte creando condizioni affinché le specie possano tornare a espandersi autonomamente, altre volte ricorrendo a reintroduzioni dirette o ripopolamenti.

Progetti di rewilding includono la reimmissione di bufali d’acqua, cavalli Konik, cervi rossi e daini sull’isola Ermakov nella sezione ucraina del delta del Danubio. Nelle montagne Rodopi in Bulgaria, gli sforzi si sono concentrati tra gli altri sulla reintroduzione del bisonte europeo, cervi rossi e daini, cavalli Konik e cavalli Karakachan.

Al centro di questo approccio c’è l’uso di riferimenti storici come linee guida. “Guardare al passato ci permette di capire il sistema e capire che cosa manca”, spiega Monsarrat. “E parliamo in termini di processi, non di specie”. Da questa prospettiva, il rewilding permette la sostituzione dove l'estinzione o l'assenza rendono impossibile il ripristino diretto.

Se il cavallo selvatico non esiste più in un dato paesaggio, la domanda diventa: cosa può svolgere lo stesso ruolo ecologico?

I cavalli domestici sono in grado di sopperire proprio a questo. Possono sopravvivere con erba povera di nutrienti e, rimuovendo materiale vegetale morto, stimolano la ricrescita. Non essendo ruminanti (cioè non rigurgitano e ruminano come bovini o ovini), molti semi passano attraverso il loro tratto digerente indigeriti per poi venire dispersi in altri luoghi.

“Mantengono gli habitat aperti, creano spazi per insetti, trasportano semi nel pelo e così via. Fanno tutte cose che, in questo momento, mancano in molti habitat”, spiega Monsarrat, riferendosi alla mandria di Przewalski recentemente reintrodotta nel Parco naturale dell'alto Tago, negli altipiani iberici.

“I cavalli contribuiscono a creare un mosaico di habitat, che sostiene più specie e aiuta a prevenire problemi come gli incendi boschivi intensi”, dice Laurien Holtjer, direttrice dell'unità di comunicazione e pubbliche relazioni di Rewilding Europe. Con il declino delle popolazioni di cavalli selvatici, anche questa loro funzione scompare, con conseguenze gravi per la biodiversità del paesaggio e la resilienza alla crisi climatica e ad altri problemi imminenti.

Cavallini skyriani nella fattoria di Manolis Trachanas (Francesca Norrington)

La Skyrian Horse Society, fondata sull’isola nel 2006, è l’ente ufficiale di registrazione del cavallo skyriano. La società gestisce il libro genealogico (o registro della razza), i microchip di ciascun cavallo e preleva campioni di dna da inviare all’Università agraria di Atene per essere studiati. Queste informazioni vengono archiviate per ricostruire la genealogia di ogni cavallo.

Stalloni, puledri e giumente vengono dotati di microchip e registrati online, permettendo ai proprietari di ricevere una sovvenzione di circa 600 euro all’anno per cavallo. La sovvenzione è fornita dal Centro di riferimento dell’Unione europea per le razze allevate in via di estinzione ed è destinata specificamente a quei programmi che preservano gli animali in pericolo e la loro diversità genetica.

Da molti anni ormai, alle giumente è vietato lasciare l'isola di Skyros nel tentativo di preservare la specie, sebbene molti conservazionisti sostengano che queste restrizioni stiano ostacolando il programma di ripopolamento della specie confinandolo all'isola e alle sue risorse limitate.

Cavalli skyriani nella fattoria di Amanda Simpson, dove lo spazio limitato vincola gli sforzi di riproduzione (Francesca Norrington).

Il rewilding del cavallo skyriano significa selezionare stalloni e giumente che mostrino marcatori genetici secondo lo standard della razza. In casi simili di rewilding come a Exmoor e a Dartmoor nel Regno Unito, i cavalli vengono controllati annualmente e costantemente monitorati per mantenere questo standard genetico.

L’obiettivo della Skyrian Horse Society è studiare i marcatori genetici così da far riprodurre i cavalli cercando di combinare il maggior numero possibile di questi marcatori, affinché i puledri nati nell’ambito del programma siano “puri” cavalli di Skyros. Nel contesto del rewilding, lo standard della razza è strettamente legato ai requisiti biologici del cavallo nel suo habitat: la taglia è fondamentale per muoversi in terreni montuosi, le articolazioni flessibili per affrontare pendenze ripide, gli zoccoli resistenti per ridurre il rischio di laminite (una malattia del piede). Altrettanto fondamentali sono un sistema digerente capace di processare cibi più densi e un mantello spesso nei mesi freddi e sottile in estate. Cruciale, dice Simpson, è che anche l’ambiente si adatti al cavallo.

“Ciò che ci interessa”, afferma Monsarrat, “non è la razza locale in quanto tale, ma le capacità e il ruolo funzionale della specie nell’ecosistema. Quanto è vicina a essere in grado di riprodurre il ruolo ecologico che il cavallo selvatico avrebbe avuto”. 

Prosegue Monsarrat: “La razza è in grado di stare all’aperto durante l’inverno? Può avere puledri da sola senza aiuto umano? È resistente ai parassiti, alla siccità, a condizioni dove c'è meno cibo? È abbastanza resistente da riprodursi?”.

Il caso di Skyros è uno dei tanti micro-progetti di conservazione della fauna selvatica, reso eccezionalmente complesso dal suo contesto geografico. Come primo passo, necessita dunque la riconfigurazione di un habitat adatto a sostenere i cavalli. Allo stesso tempo, il cavallo skyriano verrà reintrodotto come parte di un processo più ampio di trasformazione del paesaggio sovrasfruttato dell’isola in un habitat più ricco di biodiversità.

Il ruolo del rewilding, come mentalità, è quello di ripristinare gli habitat a uno stato rigenerativo capace di resistere ai cambiamenti ambientali dovuti al cambiamento climatico. Questi habitat devono considerare anche la presenza umana come parte integrante del paesaggio.

“Il rewilding non vuol dire ripristinare un ‘quadro del passato’”, dice Holtjer. “Si tratta di modellare paesaggi futuri per renderli resilienti, offrendo benefici sia per la natura sia per le persone: aria pulita, acqua pulita, suoli fertili, cibo sano. Non è quello di cui tutti abbiamo bisogno? Reintrodurre [una specie] significa ripristinare la funzione, non averne nostalgia”.

Che il cavallo skyriano sopravviva come razza o rimanga solo un dato in un archivio genetico potrebbe in definitiva dipendere meno dall’animale stesso e più da quanto Skyros possa, ancora una volta, fare spazio a un paesaggio selvatico funzionante.

FRANCESCA NORRINGTON
Francesca Norrington è una scrittrice e redattrice inglese residente in Grecia. Come freelance, scrive dei risvolti quotidiani di un ambiente in cambiamento. Recentemente, si è concentrata sulle politiche marine, il diritto ambientale, l’agricoltura nel Mediterraneo e i prossimi passi sulla Luna. Lavora anche come illustratrice e disegnatrice.

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