- di Ansley Evans, Lottie Watters e Stefania D'Ignoti
- Questo articolo è stato pubblicato l'11 ottobre 2026 su Euronews.
MURCIA, Spagna - Mentre il sole si sposta verso ovest nel cielo di Murcia, in Spagna, i pannelli solari catturano i suoi raggi e allo stesso tempo riparano colture di ogni tipo, dai peperoni all'uva fino ai frutti del drago.
Questa regione del sud-est della Spagna, nota per l’agricoltura e l’abbondanza di sole, sta cercando di capire se, invece di contendersi i terreni, agricoltura ed energia solare possano coesistere pacificamente.
“L’agrivoltaico è l’integrazione tra produzione di cibo e produzione di energia rinnovabile”, spiega Silvia Tomasi, ricercatrice presso Eurac Research. Significa installare pannelli fotovoltaici sopra, tra o ai margini delle aree agricole, aggiunge.
Uno studio del 2023 ha stimato che l’Europa avrebbe il potenziale per generare, grazie all’agrivoltaico, fino a 25 volte l’attuale domanda di elettricità.
L’energia solare comporta però anche costi ambientali e sociali. Richiedendo più terreno rispetto ad altre fonti per produrre la stessa quantità di elettricità, ha acceso conflitti sull’uso del suolo, soprattutto nelle aree rurali.
“L’agrivoltaico ha un grande potenziale, sia economico sia ambientale”, afferma Tomasi. “Ma tutto dipende da come la tecnologia viene applicata e da chi ne trae davvero beneficio”.
I governi e le big tech puntano sull’agrivoltaico
L’idea di trasformare l’Europa meridionale in una potenza dell’energia solare ha ricevuto un sostegno di alto profilo a gennaio 2026, quando Elon Musk ha dichiarato che le aree poco popolate di Spagna e Sicilia potrebbero, in teoria, generare abbastanza energia solare per tutta l’Europa.
Le big tech si sono già mosse. Nell’Italia meridionale, Amazon e Apple hanno firmato contratti per acquistare energia da grandi impianti agrivoltaici con una capacità complessiva di oltre 150 megawatt, sufficiente a coprire il fabbisogno annuale di circa 100mila famiglie italiane.
Anche l’Europa sta finanziando la transizione. Il progetto Agrisol, finanziato dall’Ue, prevede un investimento di 1,9 milioni di euro in progetti agrivoltaici anche in Italia e Spagna, mentre l’Italia da sola ha ottenuto 1,7 miliardi di euro di aiuti di stato per questa iniziativa.
“Per ora l’agrivoltaico dà solo un contributo minimo”, afferma Angelo Gentili, segretario nazionale di Legambiente, una tra le principali organizzazioni ambientaliste italiane. “Ma se si diffonderà, rappresenterà un forte impulso verso gli obiettivi di decarbonizzazione”.
Gestire l’impatto su colture e terreni
Le norme europee e nazionali impongono sempre più spesso che l’agricoltura resti una componente significativa dei terreni dove si installano pannelli solari. In Francia, i progetti devono mantenere almeno il 90 per cento della produzione agricola rispetto alle rese di riferimento fissate a livello locale. In Italia, almeno il 70 per cento dell’area deve restare destinato all’agricoltura.
Gli esperti avvertono che non qualunque combinazione di fotovoltaico e agricoltura dovrebbe essere considerata valida. “Più che una definizione, quello di cui abbiamo davvero bisogno è una classificazione”, afferma Pilar Flores, che coordina un progetto agrivoltaico finanziato dall’Ue presso l’Istituto murciano di ricerca e sviluppo agricolo e ambientale (Imida, dallo spagnolo). A suo avviso, la tutela dell’agricoltura deve essere al centro di ogni classificazione: “La chiave è garantire una perdita minima di suolo agricolo”.
Allora perché usare i terreni agricoli invece di aree vuote o abbandonate? Flores spiega che i requisiti sono simili: terreni relativamente pianeggianti e vicini alla rete elettrica. Le aree inutilizzate inoltre possono avere un valore ecologico. “Non è solo un semplice calcolo di quanta terra libera resta”, sottolinea.
Come l’agrivoltaico può aiutare gli agricoltori
In alcuni casi, l’agrivoltaico migliora l’efficienza dell’uso dell’acqua, protegge le colture dagli eventi meteorologici estremi e aumenta la produttività del suolo. Gli impianti solari possono inoltre aiutare gli agricoltori ad affrontare il cambiamento climatico. “Piogge intense e ondate di calore hanno danneggiato gravemente i terreni agricoli, spingendo molti agricoltori ad abbandonare i campi”, afferma Gentili. “L’agrivoltaico è uno strumento importante per evitare l’abbandono dei terreni e colmare i buchi nei redditi degli agricoltori”.
I pannelli creano ombra, riducono l’evaporazione, aiutano il suolo a trattenere umidità e offrono sollievo a lavoratori agricoli e animali al pascolo. Possono anche proteggere le colture dalla grandine. Gli agricoltori possono usare l’energia per le proprie attività e vendere l’elettricità in eccesso alla rete, oppure affittare lo spazio sopra i campi ai produttori di energia.
I benefici, però, non sono garantiti, avverte Flores. “Tutte queste opportunità vengono a volte presentate come se si verificassero sempre, ma dipende dal sistema agrivoltaico utilizzato e dalle caratteristiche specifiche del sito”. A Murcia, il suo team ha rilevato che i peperoni stressati dalla siccità crescono meglio sotto i pannelli solari rispetto a quelli ben irrigati. “Bisogna analizzare ogni caso e ogni località”, sottolinea.

Ma chi trae davvero beneficio dall’agrivoltaico?
Non tutti gli agricoltori sono convinti. Per Fabrizio Garbarino, presidente del sindacato agricolo Associazione rurale italiana, l’agrivoltaico non affronta i problemi alla radice. “L’agrivoltaico approfitta della crisi del settore agricolo in Italia, mentre dovremmo concentrarci su soluzioni reali per prevenire l’abbandono dei terreni”, sostiene. “Per me, suona come una scorciatoia”.
Secondo lui, startup che rappresentano grandi aziende, compresi gli sviluppatori di data center, fanno pressione sugli agricoltori per ottenere i loro terreni. “Anche se l’energia prodotta è pulita, stiamo sottraendo terre agli agricoltori per sostenere imprese che richiedono enormi quantità di energia”.
Le big tech affermano che i contratti di acquisto di energia agrivoltaica (Ppa, dall'inglese power-purchase agreement) le aiutano a raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. Un Ppa, però, non significa necessariamente che l’elettricità di uno specifico impianto solare alimenti fisicamente una determinata struttura aziendale e l’esatta impronta di carbonio dei data center per l’intelligenza artificiale resta poco trasparente.
Uno studio del 2025 co-firmato da Tomasi, basato su interviste con esperti in quattro regioni europee, ha rilevato che i benefici dell’agrivoltaico tendono a favorire i grandi agricoltori, i proprietari terrieri e gli investitori, più che i piccoli agricoltori e le comunità locali. Ha inoltre evidenziato che escludere residenti ed ecosistemi dai processi decisionali può accentuare squilibri di potere già esistenti.
I costi iniziali elevati e le lunghe file per l’accesso alla connessione alla rete fanno sì che i grandi progetti sostenuti da multinazionali dominino il settore. Una rassegna del 2025 del quotidiano italiano Today.it ha rivelato che circa l’86 per cento dei 775 milioni di euro di fondi pubblici destinati ai progetti agrivoltaici è finito a grandi impianti, compresi quelli di proprietà di multinazionali straniere.
A settembre 2026, il progetto di un impianto agrivoltaico finanziato da un’azienda israeliana in Toscana ha scatenato un’ampia ondata di critiche e sollevato interrogativi su chi incassi davvero i profitti.
Tomasi sottolinea che le comunità locali devono avere voce in capitolo per garantire una transizione equa. “Grandi investitori che arrivano in luoghi di cui non sanno praticamente nulla, con un approccio dall’alto verso il basso, e che ottengono tutti i benefici economici dalla produzione di energia rinnovabile, non dovrebbero essere etichettati come progetti agrivoltaici, dal mio punto di vista”.
‘L’agricoltura non deve essere un aspetto secondario’
Secondo Flores, le amministrazioni possono aiutare offrendo finanziamenti agli agricoltori e dando ai sistemi agrivoltaici un accesso prioritario alla rete.
C’è anche la questione del tipo di agricoltura sostenuto da questi redditi. Per rispettare le promesse ambientali, come ha osservato uno studio, “il tipo di agricoltura finanziato dai canoni di affitto dell’agrivoltaico non dovrebbe essere una preoccupazione secondaria”. L’autore sostiene che questi affitti potrebbero invece sovvenzionare pratiche agroecologiche o aiutare gli agricoltori a uscire dai modelli di agricoltura industriale.
L’agrivoltaico ha il potenziale per essere vantaggioso sia per gli agricoltori sia per il settore delle energie rinnovabili. Può contribuire a proteggere i terreni agricoli, sostenere gli agricoltori di fronte al cambiamento climatico e aiutare l’Europa a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Rischia però di diventare anche un’operazione di greenwashing, un sostegno a pratiche agricole insostenibili o un modo per soddisfare la crescente domanda di energia delle imprese sui terreni coltivabili. Da solo non è una soluzione miracolosa. Molto dipende da come vengono progettati i sistemi, da chi li possiede e, in ultima analisi, da chi ne beneficia.
“L’obiettivo dell’agrivoltaico è proteggere i terreni agricoli e l’intero ecosistema, questa è la filosofia”, afferma Flores. “Dobbiamo essere in grado di distinguere questo da altri interessi”.
Imagine di apertura: peperoni coltivati sotto i pannelli solari nell’ambito di un progetto di ricerca volto a valutare il potenziale dell’agrivoltaico nella regione di Murcia in Spagna (per gentile concessione dell'Imida).
Questo articolo fa parte della serie “Comunità rurali in trasformazione” prodotta nell'ambito della seconda edizione della fellowship di giornalismo ambientale di Magma.