Nel mese da poco trascorso, temperature elevate, siccità e vasti incendi hanno riportato la crisi climatica al centro del dibattito pubblico. Che il clima del Mediterraneo stia cambiando è ormai sotto gli occhi di tutti; così come è evidente che quanto fatto finora non sia sufficiente a mitigarne gli effetti e ad adattare le nostre società e i nostri territori a questa realtà. La nostra speranza è che se ne continui a parlare al di là delle emergenze estive per trovare soluzioni effettive sul medio e lungo termine.
Dagli incendi alle ondate di calore, fino alle ricadute sulla salute e sull'agricoltura, in questo numero di Lapilli facciamo il punto cercando di non cedere al catastrofismo. Ti lasciamo infine con la storia di un gruppo di giovani che si sono trasferiti sulle montagne greche per recuperare un villaggio in via di spopolamento.
E come sempre molto altro, buona lettura!
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Centinaia di migliaia di ettari in fiamme. Già a metà luglio, dalla Francia arrivavano impressionanti immagini di Canadair che prelevavano acqua dalla Senna per estinguere gli incendi vicino a Fontainebleau, a sud-est di Parigi. A fine mese poi, migliaia di persone sono state evacuate in Costa Azzurra; ma gli incendi più vasti si sono registrati nella regione intorno a Bordeaux, dove 42mila ettari di bosco sono andati in fumo e 22mila persone si sono viste costrette a lasciare le proprie case. In Spagna i roghi hanno colpito l’area intorno a Madrid, verso Ávila e Toledo. La presidente della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha descritto la situazione come “il peggior incendio nella storia della regione”. In totale, in Spagna a luglio, sono bruciati più di 110mila ettari, un'area di poco inferiore all'estensione dell'intero comune di Roma (Bbc, The New York Times).
Vasti incendi si sono registrati anche in Portogallo, Marocco, Tunisia e Algeria. In Grecia la situazione è stata particolarmente critica a Creta e nelle isole di Paros e Andros, dove, a fine luglio, roghi alimentati dal forte vento hanno fatto evacuare interi villaggi, così come nella parte occidentale della Turchia. In Italia è stata particolarmente colpita la Sicilia, dove si contano centinaia di roghi, e giorni fa sul Gargano si è innescato un vasto incendio vicino a Peschici.
Oltre il 90 per cento degli incendi è causato, direttamente o indirettamente, dalle attività umane per dolo o negligenza. Ma il susseguirsi delle ondate di calore - siamo alla quarta da inizio maggio - la forte siccità e le raffiche di vento hanno creato le condizioni ideali per la propagazione delle fiamme.
L'Unione europea pubblica ogni settimana i dati aggiornati sul numero di roghi e sull'estensione delle aree colpite. Il bollettino del 29 luglio riporta che 434.976 ettari sono bruciati dall'inizio dell'anno.
Un dato superiore sia ai 346.836 ettari andati a fuoco nello stesso periodo del 2025 (l'anno peggiore mai registrato), sia alla media a lungo termine (172.186 ettari).
Gli effetti delle ondate di calore. Sono mesi che si susseguono ondate di calore (quattro da maggio e giugno si è confermato il più caldo per l'Europa occidentale da quando si hanno dati) che hanno portato le temperature sopra i 40 gradi in molte zone del Mediterraneo. In Sardegna si sono superati i 40 gradi soprattutto nelle aree interne. A Uta Santa Lucia, nella città metropolitana di Cagliari, il 16 luglio alle 16:35 si sono registrati 47,8 gradi, valore inferiore di soli 0,4 gradi rispetto al record di 48,2 gradi registrato a Jerzu e Lotzorai il 24 luglio 2023.
E con il caldo arriva anche la siccità. Fiumi e laghi sono in sofferenza idrica, come si può vedere dalla mappa dell'European Drought Observatory. Livelli di siccità molto alti, indicati col colore rosso, si notano in quasi tutta la Francia e nel bacino del Po. Gli scienziati del World Weather Attribution evidenziano come la siccità di quest’anno sia dovuta meno alla scarsità di piogge e più alle ondate di calore prolungate, che fanno evaporare l’acqua più velocemente di quanto le precipitazioni riescano a reintegrarla.
“Stiamo assistendo all'evaporazione delle riserve idriche dai nostri suoli e dai nostri fiumi più velocemente di quanto avverrebbe in un mondo senza cambiamenti climatici, trasformando quelli che sarebbero stati periodi di secca gestibili in gravi siccità”, ha detto Sarah Kew, climatologa presso l’Istituto meteorologico reale dei Paesi Bassi, secondo quanto riportato in un post su Linkedin.
Temperature così elevate e prolungate nel tempo hanno conseguenze non solo sul benessere delle persone - a partire dai disturbi del sonno - ma anche sul settore primario, dall'agricoltura alla mitilicoltura. La coltivazione del grano ha sofferto particolarmente durante il mese di giugno, con perdite stimate per il raccolto che si aggirano intorno ai due miliardi di euro (con la Francia che è passata da essere verde a marrone nelle rilevazioni satellitari).
Con temperature così elevate, anche i molluschi soffrono. L'acqua alla foce del Po è diventata troppo calda a causa delle ripetute ondate di calore alimentate dai cambiamenti climatici: nella Sacca di Goro, in provincia di Ferrara, è già scomparso il 90 per cento delle vongole. Siccità e temperature elevate stanno favorendo una proliferazione di alghe di proporzioni mai viste negli ultimi 10-15 anni, che gli operatori sono costretti a rimuovere manualmente per poter proseguire il lavoro ed evitare possibili anossie (Ansa).
Infine il mare. Il primo luglio l’Agenzia spaziale europea ha pubblicato un’immagine che mostra l'anomalia termica rispetto alla media del periodo 1991-2020. Le aree rosso scuro hanno raggiunto fino a 8 gradi sopra la media. Il 30 luglio “la temperatura superficiale delle acque del Mediterraneo si aggirava intorno ai 30 gradi, tale e quale ai mari tropicali”, ha scritto Giulio Betti, meteorologo e climatologo del Consiglio nazionale delle ricerche, in un post su Instagram, sottolineando come questo dato sia al di fuori di ogni statistica.

Le ondate di calore nel bacino del Mediterraneo durano sempre più a lungo e raggiungono temperature sempre più elevate a causa del riscaldamento globale provocato dalle attività umane. Questo fenomeno altera la circolazione atmosferica, modificando il movimento e l'interazione delle masse d'aria con temperature diverse.
Per decenni l'anticiclone delle Azzorre ha portato aria atlantica più fresca sull'Europa. Oggi è sempre più spesso sostituito dall'alta pressione subtropicale, che si estende dal Nordafrica favorendo l'arrivo di aria calda sahariana. A rendere le ondate di calore più persistenti contribuisce anche il rapido riscaldamento dell'Artico. Questo indebolisce e rallenta la corrente a getto, favorendo la formazione di “blocchi a Omega”: configurazioni che mantengono l'alta pressione sull'Europa per giorni o settimane, impedendo l'arrivo di aria più fresca.
Boom di energia solare. Se non altro, le recenti ondate di calore possono essere sfruttate per produrre elettricità. In Spagna, a giugno 2026, il fotovoltaico ha coperto il 34 per cento della produzione elettrica, una delle quote più elevate dell'Unione europea. Il paese ha contribuito al record europeo che ha visto il solare diventare, per la prima volta, la principale fonte di elettricità dell'Ue. Il risultato è arrivato proprio durante un periodo di intensa domanda di energia per il raffrescamento degli edifici, mentre le ondate di calore mettevano sotto pressione il sistema elettrico. In queste condizioni il fotovoltaico ha compensato il calo di produzione di altre fonti, penalizzate dalle alte temperature e dalla scarsa ventilazione. A giugno il mix elettrico europeo è stato dominato dal solare (25 per cento), seguito da nucleare (21 per cento), gas (15 per cento), eolico (14 per cento), idroelettrico (12 per cento) e carbone (8 per cento) (Euronews).

Migliora la prevenzione, ma cresce il rischio di incendi nel sud dell’Europa. Uno studio pubblicato a fine luglio sulla rivista scientifica Scientific Reports sottolinea come nell’Europa meridionale - Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia - le condizioni meteo che rendono gli incendi sempre più estesi e difficili da contenere siano in aumento, mentre il numero dei roghi sia invece diminuito.
Secondo lo studio, il numero di giorni caratterizzati da condizioni altamente favorevoli agli incendi è aumentato sensibilmente, passando da meno di 10 giorni a estate, nel periodo 1981-2010, a circa 25 giorni nell'ultimo decennio, in diverse aree di ciascuno dei paesi analizzati.
Allo stesso tempo, negli ultimi dieci anni, il numero annuo di incendi è diminuito del 40 per cento circa rispetto al periodo 1981-2010. Il calo è legato soprattutto alla diminuzione degli inneschi di origine antropica, che rappresentano la causa della maggior parte dei roghi. A favorire questa tendenza hanno contribuito norme più severe, una maggiore sensibilità e sistemi di sorveglianza sempre più efficaci.
Gli studiosi sottolineano anche l'importanza di una migliore gestione del territorio e dell'adozione di misure per prevenire i grandi incendi, come il ricorso a roghi controllati e il ripristino dei corpi idrici, che quando sono ricchi d'acqua possono fungere da barriere naturali contro la propagazione delle fiamme (Euronews).

Anche il parmigiano soffre il caldo. Il caldo estremo ha effetti negativi sulla filiera del parmigiano reggiano. Lo stress da calore spinge le mucche a mangiare meno e a trascorrere più tempo sdraiate, riducendo la produzione di latte fino al 10 per cento e peggiorandone allo stesso tempo la qualità. Inoltre la siccità limita la crescita di erba e foraggio - gli unici mangimi consentiti dal disciplinare di produzione del parmigiano reggiano - andando a minacciare ulteriormente la produzione di latte.
Secondo i produttori, se le ondate di calore dovessero diventare più frequenti e prolungate, gli effetti combinati di una minore resa del latte, della ridotta disponibilità di foraggio e dei maggiori costi di produzione e stoccaggio potrebbero influire negativamente sia sulla qualità che sulla redditività di uno dei prodotti agroalimentari più preziosi d'Italia, un settore che vale 4,5 miliardi di euro l'anno (Internazionale via Reuters).
Il fragile paesaggio dell'Odissea. Degli impatti ambientali del turismo abbiamo parlato spesso e abbiamo dedicato ampio spazio al tema anche su Magma Magazine. In questa edizione di Lapilli segnaliamo invece un reportage sulla Messenia, nel Peloponneso, dove sono state girate alcune scene di Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan. La regione si prepara a un probabile afflusso di visitatori attratti dai paesaggi visti sul grande schermo.
Il problema è che la Messenia è già sotto pressione. Negli ultimi trent'anni la temperatura media è aumentata di 1,5 gradi, mentre le falde acquifere sono messe a dura prova da estati sempre più calde e inverni con scarse precipitazioni. A questo si aggiunge lo sviluppo del turismo di lusso: nuovi resort con piscine e campi da golf che, secondo diversi esperti, consumano quantità d'acqua difficilmente compatibili con un territorio già soggetto a stress idrico, nonostante vengano promossi come strutture sostenibili.
Il timore è che la Messenia possa seguire la stessa traiettoria di Dubrovnik, trasformata in una meta di turismo di massa dopo il successo di Game of Thrones. All'interno della regione, però, stanno prendendo forma anche esperienze diverse: progetti di turismo lento che puntano a recuperare borghi spopolati, rilanciare l'artigianato locale e valorizzare il territorio senza snaturarlo (The Guardian).
Un rischio simile riguarda anche Favignana, l'isola siciliana che ha ospitato alcune riprese del film. L'arrivo di milioni di euro di investimenti e un possibile boom di turisti potrebbero mettere a dura prova il delicato equilibrio ambientale dell'isola (Artribune).



GUGLIELMO MATTIOLI
Producer multimediale, ha contribuito a progetti innovativi usando realtà virtuale, fotogrammetria e live video per il New York Times. In una vita passata faceva l’architetto e molte delle storie che produce oggi riguardano l’ambiente costruito. Ha collaborato con testate come The New York Times, The Guardian e National Geographic. Nato e cresciuto a Genova, vive e lavora a New York da oltre dieci anni.Grazie per aver letto fino a qui. Questo è tutto per questo mese. Ci vediamo a settembre.
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