Questo numero di Lapilli è ricco di storie dedicate alla fauna marina del Mediterraneo, autoctona e non. Prima, però, non possiamo non parlare del caldo estremo di fine giugno: un evento ormai sempre più frequente e che sta mettendo a dura prova anche paesi non affatto abituati a temperature così elevate.
Ci tuffiamo poi in mare per parlare di pesci palla maculati in Grecia, ricciole giapponesi, ricci di mare, foche monache in cerca di privacy, diavoli di mare e del predatore per eccellenza: lo squalo bianco, filmato sott'acqua nel nostro mare.
E come sempre molto altro, buona lettura!
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Impatti diseguali. L’ondata di calore che ha colpito l’Europa negli ultimi dieci giorni di giugno è stata tra le più estese e intense mai registrate nel continente. Dopo un maggio classificato dal Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus come il secondo più caldo a livello globale da quando si hanno rilevazioni, a fine giugno più di 269 milioni di persone hanno affrontato temperature superiori ai 30 gradi, con picchi fino a 18 gradi sopra la media stagionale.
Francia e Germania sono stati i paesi più colpiti, anche perché meno abituati a temperature così elevate e con poche abitazioni progettate per questo tipo di eventi. In Germania, a Coschen, vicino al confine con la Polonia, il termometro ha toccato i 41,7 gradi. In Francia, secondo l’agenzia nazionale di sanità pubblica, i circa mille decessi in eccesso registrati a fine giugno potrebbero essere legati al caldo. In un post pubblicato su X, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ricordato: “Lo stress da calore viene spesso definito il killer silenzioso e le abitazioni, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati progettati per affrontare temperature di questo livello”.

Utilizzando una macchina fotografica termica in grado di rilevare la temperatura delle superfici, il fotografo Michele Lapini ha documentato diversi ambienti e spazi della città di Bologna, tra le più colpite in Italia dall'ondata di calore di giugno. Le immagini mettono in evidenza temperature anche decine di gradi più calde in spazi esposti al sole rispetto ad ambienti climatizzati, così come in abitazioni prive di isolamento termico rispetto a case ben isolate. Raccontano inoltre come le persone vivano le ondate di calore in modo molto diverso a seconda dell’estrazione sociale, quindi del lavoro che fanno e del quartiere in cui vivono.
Secondo l’iniziativa scientifica che si occupa di attribuzione World Weather Attribution, nell'arco di una sola generazione il caldo estremo è aumentato rapidamente: eventi come quelli di giugno sono oggi da decine a centinaia di volte più probabili rispetto al 2003, mentre erano praticamente impossibili appena 50 anni fa.

Temperature anomale si sono registrate anche in mare. Il Servizio marino di Copernicus ha catturato in un'immagine le anomalie della temperatura superficiale dell'acqua lo scorso 29 giugno. Le tonalità rosse e rosso scuro indicano le aree in cui sono state rilevate temperature della superficie del mare superiori alla media di lungo periodo. Anomalie di circa 6 gradi hanno interessato il Mediterraneo occidentale, in particolare il golfo del Leone, al largo della Francia meridionale, e i mari Ligure e Tirreno, lungo la costa occidentale italiana. A est, invece, nel delta del Po, il caldo avrebbe contribuito a provocare morie negli allevamenti di cozze.
Sardine del mar Rosso, pesci palla maculati e ricciole giapponesi. A giugno, al largo di Lampedusa, durante una battuta di pesca alle acciughe, alcuni pescatori hanno catturato circa un centinaio di esemplari di sardina di Golani (Etrumeus golanii), una specie tipica del mar Rosso. Le prime catture di questa sardina nei mari italiani risalgono al 2005 e da allora si sono susseguite in modo sporadico nel corso degli anni. Quest'ultimo episodio confermerebbe dunque la presenza consistente di questa specie esotica nello stretto di Sicilia.
In Grecia, invece, da qualche settimana i media parlano diffusamente di un’altra specie, anch’essa arrivata nel nostro mare tramite il canale di Suez: il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus). La sua presenza è infatti molto aumentata in acque greche tanto da creare scompiglio tra i bagnanti, come nel caso di un'anziana signora morsa in Attica che è dovuta ricorrere al pronto soccorso, e presunti casi di avvelenamento.
Questo pesce contiene infatti una potente neurotossina, la tetrodotossina, che rende il suo consumo estremamente pericoloso. Tuttavia, la situazione è meno drammatica di quanto non si dica nei media e sui social network. Il Centro ellenico di ricerche marine ha diffuso un comunicato precisando che non esiste alcuna emergenza per la popolazione e che il clima di allarme è ingiustificato.
Segnalato per la prima volta in Grecia nel 2005, il Lagocephalus sceleratus è oggi considerato una delle specie aliene più problematiche del bacino orientale. Per questo motivo, le autorità greche stanno valutando l'avvio di una campagna di pesca mirata a contenerne la diffusione, seguendo l'esempio di Cipro, dove iniziative analoghe sono già state sperimentate (Euronews).
La specie è monitorata con attenzione anche in Italia. Da anni il Consiglio nazionale delle ricerche e l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale invitano pescatori, subacquei e cittadini a segnalare eventuali avvistamenti nelle acque italiane.
Sempre in tema di nuovi abitanti del nostro mare, a febbraio, nelle acque dell'area marina protetta di Porto Cesareo, in provincia di Lecce, è stato pescato, per la prima volta nel Mediterraneo, un esemplare di ricciola giapponese, una specie molto simile alla nostra ricciola, ma distinguibile per alcune caratteristiche morfologiche. Un mese dopo è stato catturato un secondo esemplare, più grande del primo; mentre a giugno è stato pubblicato uno studio che analizza il significato di queste catture.
Per il momento è prematuro stabilire se questa specie si stia effettivamente diffondendo nel Mediterraneo. Tuttavia, lo studio propone alcune ipotesi su come un pesce tipico delle acque del Pacifico nord-occidentale possa essere arrivato fin qui e sottolinea il ruolo fondamentale dei pescatori nell'identificare e segnalare ai ricercatori le specie che, in un modo o nell'altro, raggiungono il Mediterraneo (Geopop).

I dialetti dei capidogli mediterranei. Come gli esseri umani, anche i capidogli sviluppano nel tempo veri e propri "dialetti". Un nuovo studio ha scoperto che la popolazione di capidogli che vive nel Mediterraneo orientale utilizza una variante delle vocalizzazioni diversa da quella dei capidogli del Mediterraneo occidentale.
I capidogli comunicano attraverso sequenze di clic, che permettono di riconoscere l'appartenenza a specifici "clan vocali". Fino a oggi si pensava che tutti i capidogli del Mediterraneo condividessero lo stesso schema di vocalizzazione. Analizzando vent'anni di registrazioni acustiche, i ricercatori hanno invece osservato che gli individui della Fossa Ellenica, al largo della Grecia, emettono questi richiami a un ritmo più rapido rispetto ai capidogli che vivono tra Gibilterra e le isole Baleari. Tuttavia, in alcuni casi, anche alcuni capidogli del Mediterraneo orientale sembrano tornare a utilizzare il dialetto più antico, quello diffuso nel Mediterraneo occidentale.
Secondo gli autori dello studio, questa differenza riflette la storia della colonizzazione del Mediterraneo da parte dei capidogli. La specie sarebbe entrata nel bacino circa 20mila anni fa, espandendosi gradualmente da ovest verso est, fino allo sviluppo di un dialetto caratteristico della popolazione orientale.
Lo studio offre nuove informazioni sull'evoluzione culturale dei cetacei e potrebbe essere utile anche per la loro conservazione. I capidogli del Mediterraneo sono infatti una popolazione isolata rispetto a quelle degli altri oceani e sono considerati in pericolo: nel bacino se ne stimano meno di 3mila esemplari, di cui meno di 300 vivono nella Fossa Ellenica.
Proprio quest'area è minacciata dalle attività di esplorazione di petrolio e gas, che prevedono rilievi sismici basati su potenti onde sonore. Diverse ricerche hanno dimostrato che questi rumori possono compromettere l'udito di balene e delfini, causare stress cronico e aumentare il rischio di spiaggiamenti, rendendo ancora più vulnerabile una popolazione già in forte difficoltà (Yale Environment 360).
Foche riservate. Le foche monache (Monachus monachus) sono l'unica specie di foca che vive nel mar Mediterraneo. Sono rarissime: ne rimangono meno di un migliaio e sono notoriamente schive. Uno studio ha osservato il comportamento di queste foche intorno all'isolotto di Formicula, in Grecia, dove si trovano due grotte marine: una accessibile anche agli umani e un'altra - dotata di una sacca d’aria - praticamente raggiungibile solo nuotando sott'acqua senza sosta. Secondo lo studio, tra il 2020 e il 2021, i ricercatori hanno osservato che, nonostante la prima grotta fosse più comoda, le foche preferivano di gran lunga la seconda, lontane da possibili incursioni soprattutto di esseri umani (Mongabay).

Diavoli di mare a Gaza. Mohammed Abu Daya, ecologo marino palestinese che vive a Gaza, studia da anni la mobula mediterranea (Mobula mobular), una grande razza pelagica detta anche diavolo di mare, classificata come specie in pericolo critico di estinzione. Dal 2013 Daya monitora l'impatto della pesca su questi animali, spesso catturati accidentalmente o intenzionalmente dai pescatori locali per via della scarsità di altre risorse ittiche, aggravata dalle restrizioni imposte alla pesca.
Tra i suoi contributi più importanti vi è uno studio pubblicato nel 2025 in cui, grazie al tracciamento satellitare di nove esemplari, mostra come le mobule migrino all’interno del Mediterraneo e preferiscano trascorrere la fine dell'inverno e l'inizio della primavera nelle acque del Levante, informazioni essenziali per definire misure di tutela più efficaci.
In una recente intervista a Mongabay, Daya racconta come lo scoppio della guerra nel 2023 abbia cambiato radicalmente la sua vita: ha perso la casa, l'ufficio universitario e l'accesso al mare, vivendo oggi in una tenda con gravi difficoltà. Nonostante ciò, continua a collaborare con ricercatori internazionali, analizzando i dati precedentemente raccolti e partecipando a progetti scientifici da remoto.
L’insostenibile costo degli spaghetti ai ricci di mare. Nelle acque al largo di Napoli il bracconaggio dei ricci di mare (Paracentrotus lividus) sta mettendo a rischio l'ecosistema dell'area marina protetta parco sommerso di Gaiola, riporta Manuela Callari in una lunga inchiesta su Mongabay.
I pescatori illegali utilizzano il cosiddetto sistema hookah, che permette ai sub di restare sott'acqua per ore grazie a un compressore collegato alla barca. Durante un blitz, effettuato nel 2025, la guardia costiera ha sequestrato 976 ricci di mare raccolti in appena 75 minuti. In un'altra operazione, invece, ne sono stati recuperati circa 500, prelevati in meno di un'ora.

Alla Gaiola, i ricci sono ancora abbondanti, mentre le zone circostanti sono ormai quasi completamente impoverite.
I ricci di mare svolgono un ruolo ecologico fondamentale: brucando le alghe favoriscono la biodiversità e costituiscono una fonte di cibo per pesci come saraghi e orate. Quando vengono eliminati, questi pesci si spostano altrove, con gravi conseguenze anche per la pesca legale.
Gli esperti stimano che l'80-90 per cento dei ricci prelevati provenga da attività di pesca illegale. In Campania non è stata rilasciata alcuna licenza commerciale per la raccolta dei ricci di mare: di conseguenza, ogni piatto di ricci freschi e locali servito nei ristoranti proviene, con ogni probabilità, dal mercato nero.
La legge nazionale vieta la raccolta nei mesi di maggio e giugno, durante il periodo riproduttivo, ma consente ancora il prelievo in altri periodi dell'anno e autorizza la raccolta fino a 50 ricci per persona per consumo personale.
Alcune regioni hanno introdotto misure più severe: la Sardegna ha vietato la raccolta per quattro anni dal 2022, mentre la Puglia ha adottato un divieto analogo nel 2023. Tuttavia, secondo gli esperti, i divieti regionali spostano semplicemente la pressione di pesca verso altre coste. Per questo chiedono una moratoria nazionale e una revisione della legge basata su dati scientifici, anziché su limiti fissati senza solide basi ecologiche.

Il team stava lavorando al recupero di reti da pesca abbandonate da un relitto situato in uno dei principali hotspot di biodiversità del Mediterraneo, ma anche in una delle sue aree di pesca più intensamente sfruttate, dove le reti fantasma continuano a intrappolare e uccidere tartarughe, grandi pesci e altre specie.

L'immagine di copertina è una rielaborazione a cura di Davide Mancini di una foto di Maurizio Simeone che raffigura due ricci di mare sul fondale dell’area marina protetta parco sommerso di Gaiola, nel golfo di Napoli.

GUGLIELMO MATTIOLI
Producer multimediale, ha contribuito a progetti innovativi usando realtà virtuale, fotogrammetria e live video per il New York Times. In una vita passata faceva l’architetto e molte delle storie che produce oggi riguardano l’ambiente costruito. Ha collaborato con testate come The New York Times, The Guardian e National Geographic. Nato e cresciuto a Genova, vive e lavora a New York da oltre dieci anni.Grazie per aver letto fino a qui. Questo è tutto per questo mese. Ci vediamo ad agosto.
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