Il pianeta continua a scaldarsi, eppure il cambiamento climatico scivola dalle prime pagine. Come sottolinea un articolo di Grist, la copertura giornalistica globale sul clima è calata del 38 per cento rispetto al picco del 2021. Altre storie si contendono i titoli - guerre, incertezza economica, sconvolgimenti politici - e una certa “stanchezza climatica” può allontanare il pubblico da una crisi senza facili soluzioni.
Consapevoli di tutto ciò, in questo come in altri numeri di Lapilli, continuiamo a provare a occuparci di questi temi. Iniziamo con la Spagna, che da anni investe in fonti di energia rinnovabili e oggi si trova in una posizione di vantaggio rispetto ai paesi che dipendono da fonti di energia di origine fossile. Gas e petrolio vanno trasportati in ogni angolo del mondo e i rischi ambientali di questo commercio sono ancora maggiori considerando l'instabilità attuale. Ne è un esempio la nave cisterna russa alla deriva nel Mediterraneo centrale, con a bordo un carico di gas e gasolio potenzialmente esplosivo.
Ci spostiamo poi in Montenegro, dove un progetto immobiliare rischia di trasformare chilometri di spiaggia incontaminata in un villaggio di lusso, e in Turchia, dove tonnellate di rifiuti plastici finiscono ogni anno nei fiumi e lungo la costa, minacciando i siti di nidificazione delle tartarughe marine. Ma non prima di seguire le tracce di un capodoglio pigmeo che si aggira per il Mediterraneo, senza mai essere stato avvistato. Segnaliamo inoltre un’altra nota scientifica: sulle Alpi orientali, i ricercatori estraggono dai ghiacciai migliaia di anni di memoria climatica prima che si sciolgano. Buona lettura!

Il vantaggio spagnolo. La Spagna si è affermata come un’eccezione positiva nell'attuale crisi energetica innescata dalle tensioni geopolitiche che hanno sconvolto i mercati di petrolio e gas a seguito della guerra iniziata da Israele e Stati Uniti contro l'Iran. Mentre molti paesi registrano un’impennata dei costi dell’elettricità, il primo ministro Pedro Sánchez attribuisce la relativa stabilità dei prezzi in Spagna agli investimenti nelle energie rinnovabili, che oggi coprono circa il 60 per cento della produzione elettrica nazionale. Grazie a condizioni favorevoli - abbondanza di sole e vento - la Spagna ricorre infatti meno frequentemente al gas, limitando l’impatto dei rincari sui consumatori (Financial Times).
Il quadro, tuttavia, resta complesso. Il sistema europeo di determinazione dei prezzi fa sì che anche un uso limitato del gas possa incidere sul costo finale, e il paese continua a dipendere dai combustibili fossili per riscaldamento e trasporti. L’esperienza spagnola dimostra come lo sviluppo di fonti pulite possa ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati globali, ma resta aperto l'interrogativo sulla sua reale replicabilità nel resto d'Europa (Politico).
Alla deriva nel Mediterraneo. Dal 3 marzo, la nave cisterna russa Arctic Metagaz sta viaggiando alla deriva tra Malta, Lampedusa e il golfo della Sirte, in Libia, nel Mediterraneo centrale, dopo che un incendio ha interessato l'imbarcazione. Putin ha accusato l’Ucraina di aver colpito la nave con un drone, accusa che Kiev non ha confermato. Al momento della pubblicazione di questo numero di Lapilli, la Libia ha rimorchiato la nave danneggiata fino ai limiti della zona Sar (search and rescue, ricerca e soccorso) di Malta, per poi abbandonare l’operazione di salvataggio a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche nel Mediterraneo centrale. A bordo della nave si trovano 61mila tonnellate di gas naturale liquefatto e 700 tonnellate di gasolio, un carico pericoloso che rende azzardato l’avvicinamento dei soccorsi. La Metagaz fa parte della “flotta fantasma” russa, navi che cambiano frequentemente nome, bandiera e proprietà per aggirare le sanzioni internazionali. Salpata da Murmansk in febbraio e diretta al canale di Suez, avrebbe percorso parte del tragitto disattivando il transponder per eludere i controlli. La situazione si è presto trasformata in rompicapo diplomatico: nessun paese sembra disposto ad assumersi la responsabilità e i costi delle operazioni di messa in sicurezza. A partire da questo caso, il giornalista Stefano Liberti evidenzia come il Mediterraneo si stia trasformando in un “teatro di guerra ibrida”, con conseguenze ambientali che ricadono su tutti (Internazionale).
Inondazioni in Siria. La provincia di Hasakah, nel nord-est della Siria, è stata colpita da almeno due ondate di piogge intense che hanno fatto esondare il fiume Khabur, allagando circa 700 abitazioni e lasciando oltre 200 famiglie senza casa. Le inondazioni hanno danneggiato il ponte sul Khabur e interrotto l'autostrada M4, rendendo necessarie operazioni di evacuazione da parte delle forze Asayish e di volontari. Le autorità nazionali e i partner umanitari hanno coordinato la distribuzione degli aiuti, mentre sono previste ulteriori piogge su gran parte del paese. In un contesto ancora nel mezzo di una transizione politica instabile, il disastro ha messo in luce le lacune nella risposta alle emergenze (Al Jazeera).
Inoltre, mentre ultimiamo questo numero di Lapilli, anche in Italia, tra Molise, Abruzzo e Puglia, si sono verificati danni e precipitazioni intense. Rimandiamo al prossimo mese per approfondimenti.

Seimila anni di memoria che stanno svanendo. Un team internazionale di scienziati sta correndo contro il tempo per estrarre carote di ghiaccio dal ghiacciaio del Weißseespitze, sulle Alpi orientali al confine tra Austria e Italia, prima che si sciolga del tutto. Situato a quasi 3.500 metri di quota, il ghiacciaio conserva ghiaccio risalente a seimila anni fa, un archivio naturale costruito nel corso di millenni, sigillando al suo interno particelle atmosferiche che raccontano la storia del clima terrestre: tracce di inquinamento di epoca romana, attività minerarie medievali, incendi agricoli ed eruzioni vulcaniche nell’emisfero nord. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Earth Science, una carota di dieci metri ha per esempio rivelato picchi di arsenico legati all’estrazione di argento e rame tra l’XI e il XVII secolo e a eruzioni vulcaniche. Ha inoltre mostrato segni di incendi ricorrenti, collegati sia al periodo caldo medievale (segnato da siccità episodiche che innescarono incendi locali) sia al disboscamento deliberato da parte delle popolazioni della regione per ricavare nuovi terreni agricoli. Ma il ghiacciaio sta scomparendo rapidamente: in soli sei anni, 4,5 metri di ghiaccio si sono fusi, cancellando probabilmente per sempre secoli di storia atmosferica. Nelle Alpi orientali, gli scienziati stimano che il 30 per cento dei ghiacciai potrebbe scomparire completamente entro il 2030 (Popular Science).
Scoperte tracce di dna di una rara balena. Sebbene non sia mai stato avvistato nel Mediterraneo, il capodoglio pigmeo ha silenziosamente rivelato la propria presenza grazie a deboli tracce genetiche rilasciate nell’acqua. Analizzando campioni di acqua marina in centinaia di punti, un gruppo di ricercatori guidato dall’Università di Milano-Bicocca ha individuato, tramite il dna ambientale, la presenza di una specie chiamata Kogia breviceps (al quale abbiamo dedicato la foto di copertina) che si aggira tra il mar Tirreno e lo stretto di Gibilterra. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Mammal Review suggerisce che questo elusivo cetaceo, che si nutre principalmente di calamari, possa essere rimasto a lungo nascosto sotto la superficie (Il Sole 24 Ore).

Costa di lusso. Un progetto dell'imprenditore emiratino Mohamed Alabbar infiamma la cittadina costiera di Ulcinj, nel sud del Montenegro. A marzo 2025 è emerso che Alabbar ha ottenuto concessioni su quattro chilometri della Velika Plaža, area naturale protetta e tra gli ultimi tratti di costa montenegrina incontaminata. Una bozza di accordo lascia però intuire un disegno più ambizioso: trasformare l’intera spiaggia di 12 chilometri in un resort di lusso. Non è la prima volta che i progetti di Alabbar - dal Burj Khalifa al Belgrade Waterfront - sollevano proteste nelle comunità locali. La proposta si inserisce in un più ampio accordo di cooperazione nel turismo e nel settore immobiliare tra il Montenegro e gli Emirati Arabi Uniti, pensato per attrarre investimenti stranieri e stimolare la crescita economica. Mentre il governo montenegrino sostiene che l’intesa potrebbe creare posti di lavoro e accelerare lo sviluppo e il turismo, il progetto ha scatenato proteste da parte di residenti, ambientalisti e politici locali, preoccupati per la possibile privatizzazione e il danno ecologico a uno dei tratti di costa più preziosi del paese. I critici temono che la concessione di ampie porzioni della Velika Plaža possa compromettere le attività locali, la biodiversità e l’accesso pubblico alla spiaggia. Sono state inoltre sollevate preoccupazioni sulla trasparenza dell’accordo e sulla sua compatibilità con le norme dell’Unione europea, mentre il Montenegro prosegue il suo percorso di adesione all’Ue. Nel frattempo, Alabbar ha cercato di migliorare la propria immagine finanziando scuole e associazioni sportive locali, pur continuando a esplorare altre possibili opportunità di investimento turistico nel paese (Altreconomia).
Rifiuti d’Europa, problema della Turchia. La Turchia è diventata uno dei principali hub per il riciclo della plastica, ricevendo enormi quantità di imballaggi da Europa e Regno Unito. Gran parte di questi rifiuti finisce negli impianti della provincia di Adana, lungo il fiume Seyhan - ma una quota significativa viene scaricata illegalmente lungo le rive o rilasciata attraverso acque reflue non trattate, finendo anche nel Mediterraneo. I pescatori locali descrivono un deterioramento degli habitat lungo il fiume e gli esperti denunciano un’industria che fatica a trattare materiali misti di scarsa qualità. Le conseguenze ricadono anche sulla fauna marina: la plastica nella sabbia può alterare il comportamento riproduttivo delle tartarughe verdi, che in questa zona nidificano e sembrano evitare i siti più contaminati. Il governo turco difende l’industria del riciclo come economicamente indispensabile, ma ambientalisti e residenti locali raccontano una storia diversa: i profitti vanno a pochi, mentre le comunità e gli ecosistemi ne pagano il prezzo (Mongabay).
Fugace ritorno. Durante i lockdown del 2020, il fiume Tago a Lisbona era insolitamente silenzioso: niente barche, traffico o pescatori. E così i delfini comuni (Delphinus delphis) hanno fatto ritorno. Il biologo marino Francisco Martinho aveva notato come alcuni esemplari stessero tornando a popolare le acque. Ma a distanza di cinque anni, i delfini stanno scomparendo di nuovo. Il traffico delle imbarcazioni è ripreso e supera i livelli pre-pandemici, trainato da un'industria delle crociere in espansione. Le riserve di pesce nell'estuario sono calate e, poiché i delfini sono attratti principalmente dalle prede, meno pesce significa meno delfini. Questa loro storia si aggiunge a un crescente corpo di ricerche che dimostra come i benefici per la fauna selvatica durante i lockdown siano stati in gran parte fugaci, una parentesi in cui il ritiro temporaneo dell’attività umana ha lasciato spazio alla natura, prima che tutto tornasse come prima. Gli scienziati suggeriscono che la risposta non sia rendere le città più accoglienti per i delfini, bensì ripristinare gli ecosistemi costieri cui questi animali appartengono (bioGraphic).
“Comunità del sale”. Con la newsletter Paludi di Facta.eu ci spostiamo a Cagliari, dove le saline Conti Vecchi sono raccontate come esempio virtuoso di convivenza tra industria e natura. Costruite negli anni 20 su 2.700 ettari dello stagno di Santa Gilla dall'ingegnere Luigi Conti Vecchi, le saline - oggi gestite dal Fai - producono ancora circa 400mila tonnellate di sale all'anno, ospitando al contempo fenicotteri e visitatori. Attorno alle saline era nata una vera e propria “comunità del sale”: case, laboratori, spazi comuni, persino un asilo e campi da tennis - un mondo autonomo che oggi sopravvive nella memoria di chi ci è nato e cresciuto. Le giornaliste e co-fondatrici di Facta.eu Giulia Bonelli ed Elisabetta Tola sono state in Sardegna per approfondire il “modello Conti Vecchi” e capire se possa essere replicato in altre saline italiane, nell'ambito di un progetto di inchiesta in collaborazione con giornalisti del Montenegro.




LUCIA DE STEFANI
Editor per una rivista americana per studenti. Come freelance, scrive recensioni su progetti fotografici e di illustrazione. Vive e lavora a New York, ma appena può torna a respirare il Mediterraneo.Grazie per aver letto fino a qui. Questo è tutto per questo mese. Ci vediamo a maggio.
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