In un mondo e in un Mediterraneo sempre più in guerra, cerchiamo di non distogliere lo sguardo dalle questioni ambientali che ci contraddistinguono. Prima di passare ai temi di questo numero, proponiamo qualche spunto per capire il legame tra la guerra in corso e il cambiamento climatico - guerra che ancora una volta mette in evidenza la nostra dipendenza energetica dalle fonti fossili. Come osservano due newsletter, quella dell’autore e ambientalista Bill McKibben e quella del giornalista Alec Luhn, le fonti fossili sembrano una costante nelle ultime mosse del presidente statunitense Donald Trump, dal Venezuela all’Iran, uno dei paesi con più riserve di gas naturale e petrolio al mondo. Scrive Luhn nella sua newsletter: “Se Trump riuscisse davvero a cambiare il regime in Iran, le aziende americane che operano nel settore dei combustibili fossili hanno dichiarato che 'otterrebbero molto più petrolio' dalle riserve accertate dell'Iran". E aggiunge: “Alcuni ricercatori ritengono che un aumento dei conflitti globali porterà a una riduzione delle azioni a favore del clima, poiché il denaro e la volontà politica saranno dirottati verso la guerra”.

Ma tornando ai nostri Lapilli, in questo numero parliamo delle perturbazioni intense che tra metà gennaio e metà febbraio hanno colpito il Mediterraneo occidentale. Ti raccontiamo di uno studio sulla popolazione “fantasma” di squali bianchi in Spagna, per poi spostarci in Grecia dove il dibattito sul futuro dell’acquacoltura si fa sempre più inevitabile. Segnaliamo inoltre un articolo che si occupa di ceneri vulcaniche e di come possano essere utilizzate in agricoltura o come materiale da costruzione al posto di essere trattate come rifiuti. E, come sempre, molto altro ancora.

Piogge intense e inondazioni nel Mediterraneo occidentale. Il riscaldamento globale ha intensificato una serie di tempeste invernali che tra metà gennaio e metà febbraio hanno colpito Spagna e Portogallo. In poche settimane si sono susseguite ben nove perturbazioni, causando gravi inondazioni, almeno sei morti in Portogallo, oltre 12mila evacuati in Spagna e danni diffusi. Madrid ha già stanziato 7 miliardi di euro in aiuti; in Portogallo la stima dei danni è di 6 miliardi, pari a oltre l’1,5 per cento del prodotto interno lordo, con pesanti ripercussioni sui conti pubblici.

Tra l'1 e il 7 febbraio, alcune zone della penisola iberica occidentale e del Marocco nord-occidentale hanno registrato oltre 250 millimetri di pioggia in una sola settimana. Le aree rosse indicano dove le precipitazioni sono state più intense (Agenzia spaziale europea).

Uno studio del World Weather Attribution ha analizzato in particolare due tempeste, una che ha colpito la Spagna nord-occidentale e il Portogallo e un'altra che ha interessato la parte meridionale della penisola iberica e il nord del Marocco. I ricercatori hanno concluso che il cambiamento climatico ha aumentato l’intensità di queste precipitazioni del 36 per cento nel primo caso e del 28 per cento nell'altro.

Le tempeste sono state alimentate da un fiume atmosferico (un corridoio lungo e stretto di vapore acqueo concentrato nell'atmosfera che trasporta grandi quantità di umidità) rafforzato da un’ondata di calore marina nell’Atlantico, resa 10 volte più probabile dal riscaldamento globale. “Poiché questo fiume atmosferico è passato sopra una zona di oceano molto calda, è stato in grado di assorbire più umidità di quanta ne avrebbe raccolta se l’oceano fosse stato più freddo. Questo significa che quando la pioggia raggiunge la terraferma … c’è una quantità maggiore di acqua che può cadere”, ha detto Clair Barnes, ricercatrice presso il Centro di politiche ambientali dell’Imperial College di Londra e coautrice dello studio a Politico.

Come sulla penisola iberica, anche in Marocco a febbraio ha piovuto moltissimo. Nel giro di un anno, il paesaggio è cambiato radicalmente. Se a febbraio 2025, nel nord-est del paese nordafricano, si registrava una grave siccità, 12 mesi dopo la situazione è completamente diversa. Dopo due mesi di piogge intense, il terreno precedentemente arido si è trasformato in un’ampia distesa di vegetazione verde. Le immagini del satellite Copernicus Sentinel-3 mostrano chiaramente questo contrasto.

L’immagine a sinistra, acquisita il 20 febbraio 2025, indica condizioni di siccità diffuse. Al contrario, l’immagine a destra, acquisita il 20 febbraio 2026, rivela un’estesa copertura vegetale, visibile nelle tonalità di verde, in seguito alle piogge invernali (Unione europea, Copernicus Sentinel-3).

Al 20 febbraio 2026, le risorse idriche disponibili hanno raggiunto 11,8 miliardi di metri cubi, con un aumento di circa il 155 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Le riserve nei bacini del Marocco hanno raggiunto il 70,7 per cento della capacità totale delle dighe.

Infine, anche in Francia non è mancata la pioggia. Tra gennaio e febbraio nel paese si sono registrati 35 giorni consecutivi di precipitazioni. Secondo il servizio meteorologico nazionale Météo-France, questa sequenza consecutiva di giorni piovosi è la più lunga dall’inizio delle rilevazioni nel 1959, e supera quella record del 2023.

La caravella portoghese e altre specie da tenere d'occhio. A febbraio nelle acque dell’isola di Favignana ha fatto la sua comparsa la caravella portoghese, un sifonoforo - cioè una colonia di più organismi - spesso scambiato per una medusa particolarmente urticante (qui una rassegna delle meduse del Mediterraneo a cura de Il giornale dei marinai). L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) raccomanda di segnalare la presenza di questo “idrozoo coloniale di origine atlantica” e di evitarne il contatto (Il Sole 24 Ore). Inoltre, sempre a febbraio, un esemplare di pesce scorpione è stato catturato da pescatori professionisti nel catanese, confermando l’avanzata di questa specie invasiva lungo le coste siciliane, scrive sul suo profilo Facebook l’ittiologo Francesco Tiralongo. Dotato di aculei veleniferi sulle pinne dorsali, anali e pelviche, il pesce scorpione può infliggere punture molto dolorose. Questa specie, entrata nel Mediterraneo attraverso il canale di Suez e già ampiamente diffusa in Grecia, anche grazie all’innalzamento delle temperature del mare, è tra quelle segnalate insieme a pesce palla maculato, pesce coniglio e pesce coniglio striato nella campagna “Attenti a quei 4” promossa da Ispra e dall’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche.

Squali bianchi ‘fantasma’. A partire da una cattura avvenuta al largo delle coste spagnole nel 2023, un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Acta Ichthyologica et Piscatoria ripercorre gli avvistamenti di squali bianchi (Carcharodon carcharias) in Spagna dal 1862 al 2023. La ricerca, condotta dall'Istituto spagnolo di oceanografia, in collaborazione con l'Università di Cadice, analizza 62 avvistamenti di squali bianchi registrati in 160 anni in acque spagnole. A spingere gli scienziati a esaminare questi dati è stato il fatto che se durante il Pleistocene lo squalo bianco era comune nel Mediterraneo, oggi è considerato vulnerabile e in declino, tanto da essere inserito nella Lista rossa dell’Iucn. Le principali minacce alla sua sopravvivenza sono le catture accidentali con palangari, reti da posta, reti a strascico e altre attrezzature da pesca. Non a caso, l’esemplare catturato nel 2023 è finito nelle reti di un gruppo di pescatori di tonno rosso in un’area caratterizzata da canyon profondi al largo di Cabo de San Antonio, a circa cento chilometri da Valencia. Il fatto che gli avvistamenti siano stati costanti nel corso del tempo dà agli scienziati la speranza che questo predatore apicale - che contribuisce in modo significativo all'ecosistema marino - sia pur sempre ancora presente nel Mediterraneo (Nautilus).

Alluvioni di Valencia e cambiamento climatico. Un nuovo studio di attribuzione pubblicato su Nature Communications conferma come il cambiamento climatico indotto dall'uomo abbia intensificato la perturbazione che nell'autunno del 2024 ha colpito alcune aree della Spagna intorno a Valencia, causando oltre 230 morti. Utilizzando modelli di simulazione, i ricercatori hanno confrontato l'intensità e l’estensione delle precipitazioni nell’attuale scenario climatico con quelle che si sarebbero verificate in caso di condizioni più fredde, come quelle che hanno contraddistinto il periodo preindustriale. Lo studio conclude che l’attuale riscaldamento globale ha intensificato del 21 per cento le piogge cadute in sei ore, esteso del 55 per cento l’area interessata da precipitazioni superiori ai 180 millimetri e aumentato del 19 per cento il volume dell’acqua raccolta dal bacino del fiume Júcar rispetto a quanto sarebbe accaduto in epoca preindustriale. Lo studio evidenzia inoltre quanto sia urgente e necessario adottare strategie di adattamento e una pianificazione urbana che tenga maggiormente in conto della velocità con cui il nostro pianeta si sta surriscaldando (Euronews).

Quale futuro per l’acquacoltura in Grecia? Un recente articolo uscito su Το Βήμα fa il punto sui progetti di espansione della maricoltura in Grecia, principale allevatore di orate e branzini nel Mediterraneo dopo la Turchia. L’articolo spiega come mentre l'Unione europea spinga per l'espansione degli allevamenti di pesci in acque greche, nel paese in molti si chiedono se questa espansione sia possibile senza distruggere gli ecosistemi e le comunità costiere che da essi dipendono. L’acquacoltura viene spesso promossa da Bruxelles come soluzione alla sicurezza alimentare e alla sovrapesca, ma la forte crescita di questo settore vede sempre più scienziati e gruppi ambientalisti sottolineare come sia legata a episodi di inquinamento, diffusione di parassiti e malattie, così come danni agli ecosistemi - soprattutto in prossimità di piccoli golfi con poca circolazione o aree protette. In Grecia il settore è in espansione da ormai circa trent’anni e produce un fatturato di 721 milioni di euro, soprattutto grazie alle esportazioni. Anche per questo, è già possibile toccare con mano alcuni risvolti negativi o problematici, come ad esempio le strutture abbandonate e l’utilizzo di mangimi prodotti a partire da stock selvatici spesso prelevati in altre regioni del mondo. L’articolo sottolinea dunque come queste politiche non riguardino semplicemente obiettivi di produzione o crescita industriale, ma vadano a determinare il modello di sviluppo costiero che si vuole portare avanti. Ci si chiede cioè quale aspetto assumeranno centinaia di chilometri di costa e quale rapporto avranno con loro visitatori e popolazione locale (Το Βήμα).

Ceneri vulcaniche, da problema a risorsa. Per noi di Magma, che lanciamo Lapilli ogni mese, questa storia ci sembrava particolarmente adatta, soprattutto visto che a scriverla è stata una nostra fellow, Stefania D’Ignoti. Gli agricoltori alle pendici dell’Etna stanno iniziando a scoprire i benefici delle ceneri prodotte dal vulcano più attivo d'Europa. Ogni volta che l’Etna erutta, migliaia di tonnellate di cenere ricadono sui comuni ai piedi del vulcano creando forti disagi alla popolazione e alle infrastrutture. Rimuovere la cenere costa molto e ci vogliono settimane. Ma un progetto dell’Università di Catania sta cercando di dimostrare come la cenere possa in realtà essere vista come una risorsa da utilizzare in molti settori: dall’agricoltura, dove aiuta a drenare l’acqua in eccesso e funge da fertilizzante grazie alla sua composizione ricca di elementi - quali ferro, alluminio e silice - fino all’impiego come materiale per la costruzione di strade, come isolante in edilizia, nella purificazione dell’acqua e nella produzione di inchiostro per stampanti 3D (The Guardian).

 Un campo ai piedi dell'Etna da generazioni alle prese con le ceneri vulcaniche (Stefania D’Ignoti)
Pesce abissale a Milazzo. Ti lasciamo con un video realizzato dal biologo Carmelo Isgrò su una spiaggia di Milazzo, in Sicilia, dove si è arenato un pesce liocorno, un pesce dalla forma particolare, con una grossa protuberanza sulla testa e occhi molto grandi, rarissimo da avvistare visto che abita le profondità dello stretto di Messina, tra i 200 e i mille metri di profondità.

L’animale è stato trovato ancora vivo ma, nonostante i tentativi di riportarlo in mare, è morto poco dopo. Ora sarà sottoposto a una serie di analisi e successivamente conservato al MuMa, il Museo del mare di Milazzo (Green&Blue).

Nell'immagine di copertina, a cura di Davide Mancini, una caravella portoghese.

MAGMA
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Grazie per aver letto fino a qui. Questo è tutto per questo mese. Ci vediamo ad aprile.

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